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Nuove armi da guerra


Prima della guerra dei Cent'anni la cavalleria era il cuore degli eserciti. Nel Duecento si diceva che un cavaliere equivaleva in battaglia a dieci fanti.
La cavalleria richiedeva un equipaggiamento molto pesante e soprattutto molto costo.
Generalmente, per l'armatura e per i cavalli un cavaliere impegnava il reddito annuo di una signoria locale di medie dimensioni. Il servizio militare prestato come cavaliere era dunque un inequivocabile segno di rango, ma anche un onere molto pesante.
Capitava che i re non potessero disporre del numero di cavalieri che avevano previsto per una guerra perché molti feudatari si sottraevano all'obbligo di difesa: i nobili si allontanavano mal volentieri dal loro feudo, piuttosto preferivano pagare una tassa (che in Inghilterra chiamavano scutagium) con cui il sovrano poteva assoldare dei mercenari. Nella sostanza ciò determinava una crisi degli eserciti feudali.

Per superare l'insufficienza della cavalleria, il sovrano integrò l'esercito con una cavalleria leggera e con reparti di fanti, arcieri e balestrieri muniti di un'armatura più sommaria ma certamente più economica. Le armi da getto, la balestra e l'arco, acquisirono progressivamente importanza e cambiarono le tecniche di combattimento. La balestra aveva infatti una potenza micidiale: le frecce che scagliava potevano trapassare qualsiasi armatura. Per il suo impiego però si richiedeva un addestramento specifico: sempre più spesso perciò furono arruolati balestrieri mercenari. Superiore alla balestra per efficienza era l'arco: se un balestriere esperto non riusciva a scagliare più di due saette al minuto, i lunghi archi degli Inglesi ne potevano lanciare perfino otto. L'arco era un'arma antinobiliare, plebea per eccellenza, e diventò anche nelle leggende lo strumento delle ribellioni popolari contro la feudalità. Tutti i contadini ne conoscevano l'uso e nulla potevano le spade dei cavalieri contro la pioggia di frecce che cadeva su di loro.
Ma gli arcieri e i balestrieri avevano generalmente un ruolo di difsa. Fu l'introduzione delle lunghe picche dei soldati svizzeri a modificare la tecnica di combattimento, assegnando un ruolo primario alla fanteria. Nelle guerre del Quattrocento, il cambiamento fu radicale: alla lotta isolata del cavaliere si oppose la lenta, ordinata, compatta compagine dei fanti svizzeri, come una barriera di punte insormontabile.

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