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Napoleone e la campagna d’Egitto


Conclusa la campagna d’ Italia nel 1797 con il trattato di Campoformio, Napoleone mise in atto un altro progetto di guerra: conquistare l’Egitto come base per raggiungere l’India con l’obiettivo di colpire al cuore l’impero coloniale inglese. In realtà, egli sognava la realizzazione di un impero d’Oriente ed in diverse lettere egli aveva promesso ai principi indiani ostili alla dominazione britannica che sarebbe arrivato in loro appoggio un esercito invincibile. Il piano del governo francese prevedeva che una flotta, partita dalle isole francesi di Mauritius e Réunion, avrebbe raccolto l’esercito francese a Suez per trasportarlo fino in India. Si pensava anche di arrivare nella penisola indiana, attraverso la Persia, seguendo l’esempio di Alessandro Magno.
Nel maggio 1798, l’esercito francese salpò alla volta dell’Egitto e due mesi dopo sbarcò ad Alessandria d’Egitto dopo aver attraccato a Malta e deposto le autorità dell’Ordine dei Cavalieri che avevano in mano l’isola. Contro l’esercito dei Mamelucchi,un’antica casta guerriera turca di origine servile famosa per la sua aggressività, venne combattuta la celebre battaglia delle Piramidi che si concluse con la vittoria francese. Prima di proseguire, Napoleone distribuì alla popolazione un proclama con il quale si dichiarava liberatore dei Mamelucchi nel rispetto della religione e della cultura locale. Nonostante la sconfitta, Napoleone apprezzò molto la bravura ed il coraggio dei Mamelucchi a tal punto da portarsene dietro circa duecento come corpo militare scelto che, più tardi, si distinse in varie battaglie, fra cui quella di Austerlitz.
Nel mese di luglio, le autorità egiziane consegnarono Il Cairo ai Francesi. Sotto la dominazione francese, la situazione degli abitanti migliorò notevolmente sia dal punto di vista economico che amministrativo. Nonostante questo gli Egiziani continuarono a guardare con sospetto l’arrivo dei nuovi venuti e non esitarono a ribellarsi contro di loro quando il sultano turco chiamò i musulmani a partecipare alla guerra santa. In risposta, la repressione francese fu particolarmente violenta e molti capi della rivolta furono decapitati.
Nel frattempo il generale inglese Nelson aveva localizzato ed affondato una flotta francese, ormeggiata nella rada di Abukir e questo fatto condizionò notevolmente l’esito della campagna militare. Infatti, contemporaneamente, la Turchia dichiarò guerra a Napoleone, mandando un esercito dall’isola di Rodi, trasportato da navi inglesi, e uno dalla Siria, intrappolando così in una morsa le truppe francesi. Di fronte a tale pericolo, Napoleone pensò di dirigersi prima in Siria per poi tornare in Egitto e sconfiggere successivamente l’armata di Rodi. Fu così che nel febbraio 1799, egli si diresse verso la Siria, conquistò Gaza e Giaffa, ma fu sconfitto da una coalizione anglo-turca nell’assedio di di San Giovanni d’Acrì, vedendosi così costretto a ritornare in Egitto. Sulla strada del ritorno, Napoleone dette l’ordine di abbandonare i soldati feriti in battaglia o ammalati di peste. Nel luglio, nella baia di Abukir, Bonaparte sbaragliò i Turchi dell’armata di Rodi, mentre sulla terraferma l’esercito ottomano fu ulteriormente sconfitto grazie alla cavalleria comandata da Gioacchino Murat. Tuttavia la situazione rimaneva critica perché gli Inglesi impedivano ai Francesi sia l’arrivo di rinforzi armati che di rifornimenti. Segretamente, Bonaparte con alcuni uomini riuscì ad imbarcarsi ad Alessandria e ad arrivare in Francia dove fu acclamato come un eroe. Le sue truppe rimasero in Egitto dove, nel 1801, furono costrette ad arrendersi agli Inglesi.
La campagna d’Egitto ebbe anche un’importante valenza culturale. Infatti, prima di partire, Napoleone costituì una commissione scientifica ed artistica con lo scopo di studiare gli aspetti della realtà egiziana: geografia, la flora, la fauna, la vita e sopratutto la storia ed i relativi reperti. Pertanto, della spedizione fecero parte degli etnologi, dei naturalisti, dei cartografi, dei filologi, degli ingegneri e degli archeologi. Fra le scoperte più importanti, dobbiamo ricordare la Stele di Rosetta, scoperta da un soldato francese a Rosetta, nel delta del Nilo. Si tratta di un’ iscrizione riportante tre grafie diverse: geroglifico, demotico (penultima fase della lingua egiziana) e greco; essa permise di decifrare i geroglifici egiziani fino ad allora rimasti un mistero. La Stele di Rosetta che risola al II a.C, si trova al British Museum di Londra.
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