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Monarchie assolute

A causa dell’azione dei re, nel corso dell’Età moderna in molti Stati dell’Europa occidentale le assemblee locali persero gran parte del loro potere, soprattutto a partire dal XVII secolo, mentre i re rafforzavano la loro posizione ad esempio in Francia Luigi XIV, chiamato il re Sole, durante il suo lungo regno (1638-1715) riuscì a togliere alla nobiltà ogni importanza politica. Gli Stati in cui i poteri dei re si rafforzarono molto erano chiamate monarchie assolute, anche se in realtà i re non furono mai in grado di governare senza ricorrere al consenso di una parte della popolazione.
Non sempre però i re riuscirono a raggiungere i loro scopi. Talvolta i loro tentativi di controllare i cittadini portarono a rivolte contro il potere dello Stato e in difesa degli interessi di una popolazione o di un gruppo, come avvenne a metà Seicento in diverse regioni europee (Catalogna e Andalusa, Napoli, Francia).

In Inghilterra i tentativi dei re della dinastia degli Stuart (in particolare Carlo I e Giacomo II) di mettere sotto dominio il Parlamento provocarono due rivolte, al termine delle quali il re venne deposto (Carlo I fu anche condannato a morte) e i poteri del Parlamento furono fortemente rafforzati: l’Inghilterra divenne definitivamente una monarchia parlamentare in cui il Parlamento aveva un ampio potere (Dichiarazione dei diritti, 1689).
Anche in Svezia vi era un Parlamento che limitava il potere del re, mentre negli altri Stati europei le assemblee persero gran parte dei loro poteri.


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