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Metalli e carbone

Uno degli elementi tipici della Rivoluzione industriale fu l’uso del metallo per la costruzione di macchine: esso permetteva di realizzare ingranaggi più solidi di quelli di legno, meno soggetti all’usura ed utilizzabili anche ad alte temperature senza rischi di incendio.

L’uso del metallo fu reso possibile dai grandi progressi nella metallurgia ed in particolare nella lavorazione del ferro. Le nuove tecniche introdotte dall’inventore Henry Cort (il puddellaggio, processo di affinazione in forni a riverbero che permette di ottenere ferro dalla ghisa e la laminazione, processo di riduzione del ferro in piastre molto sottili, 1784) aumentarono la disponibilità di ferro di buona qualità e basso costo.
Il ferro rimase il metallo più usato fino al 1860, perché l’acciaio, nonostante i progressi nella produzione, continuò ad avere costi troppo alti per un uso generalizzato.

Un altro progresso fu l’impiego del carbone coke, un carbone purificato che si ottiene attraverso un processo particolare. Dall’inizio del Settecento esso venne utilizzato negli altiforni e nella seconda metà del secolo i progressi tecnici realizzati nel processo di produzione ne resero l’uso molto comune, mentre l’uso del legno come combustibile si ridusse.

L’uso del carbone come combustibile creò però gravi fenomeni d'inquinamento dell’aria e gli scarichi delle industrie inquinavano i corsi d’acqua: si ebbe perciò un forte degrado dell’ambiente.


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