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Dimessosi North (1782), il re Giorgio III nomina a primo ministro William Pitt il Giovane, un torie, che resta al potere al lungo (1783-1801), pur senza avere la maggioranza dalla sua parte. Ciò sta a significare che quanto è accaduto a North era per lo più un fatto isolato.
È un periodo molto difficile per la politica interna della Gran Bretagna. Pitt ha da subito la Camera dei Comuni contraria e il Re stesso, conscio che avrà forti difficoltà di governo, procede con lo scioglimento del Parlamento. Nel 1784 si ha allora una maggioranza diversa, che sta a significare che il Re in questo periodo riesce ancora a condizionare le elezioni a tal punto da far cambiare la maggioranza a distanza di pochi mesi. I Comuni sono ora maggiormente favorevoli a Pitt, i casi di opposizione sono comunque frequenti, ma il Primo Lord non è certamente obbligato ad andarsene per legge. È per lui sufficiente la fiducia del Re.

Nel corso degli anni ’80 del Settecento la Camera dei Comuni è in fase di debolezza, che permette il disinteresse di Re e Pitt. Le cause di ciò sono per lo più strutturali: componenti “fluttuanti”, in un contesto non definibile dal punto di vista dei rapporti interni, con correnti parlamentari non ben delineate a chiarificare una stabile maggioranza. La Camera stessa non gode nemmeno di grande fama e considerazione, non è legittimata nella sua azione come rappresentante del popolo. Ciò è il risultato di decenni di corruzione partiti con Walpole. Non ci sono nemmeno partiti forti che credono nel ruolo del Parlamento. La debolezza si rispecchia nella forza residua vitale di cui godeva invece l’istituzione della Corona, con prestigio anche presso il popolo, con quindi il Re e i suoi funzionari che hanno grandi capacità nel gestire il meccanismo elettorale.

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