Mongo95 di Mongo95
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Si modificano anche i rapporti tra le camere, dato che quella dei Comuni è riformata, adeguata quindi al paese reale e al suo progresso; mentre quella dei Lords più che mai esprime privilegio (nonostante avesse comunque subito modifiche nel corso del tempo, per esempio un rapporto via via più favorevole ai Lord Temporali). Il rapporto tra Parlamento e Governo è sempre più stretto: il Primo ministro è espressione della maggiora partitica. Quindi c’è omogeneità politica tra legislativo e esecutivo, con un Governo che non è altro che il derivato di quella che è la Camera dei Comuni eletta. I Lords perdono spessore, non centrando nulla in questo processo. Non hanno più legittimazione, sono inutili, non partecipano alle elezioni e nemmeno al momento decisivo della formazione dell’esecutivo. Nel 1911 si arriva infatti ad un punto di saturazione. Per quasi due anni i Lords si erano opposti ad una tassa sulla terra, bloccando il bilancio. Edoardo VII prende atto di questo grave blocco, che non è altro se non la difesa di un privilegio. Salito al trono Giorgio V, minaccia i Lords di modificare i rapporti maggioranza/opposizione. Ancora una volta la minaccia è sufficiente, e il bilancio viene approvato. Ma per l’opinione pubblica lo scandalo è enorme, quindi si fa passare il Parliament Act, con il quale il bicameralismo non è più paritario. La Camera dei Lords non può più bloccare a oltranza la legge di bilancio dello Stato, ma solo con voto sospensivo. Inoltre, può opporsi a tutte le altri leggi al massimo per due anni. Il potere di veto va a perdersi del tutto nel 1949. I poteri delle due Camere vengono modificati.

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