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L'Illuminismo, la religione naturale e la tolleranza

L'Illuminismo fu laico, ma non sempre ateo o antireligioso. Il suo principale bersaglio polemico furono le "religioni positive" o "rivelate", consolidate in dogmi, riti, apparati, e divise da reciproche intolleranze. In un'Europa in cui era ancora fresco il sangue versato nelle guerre di religione (le guerre di religione erano i conflitti scoppiati in Europa tra Cinquecento e Seicento dopo la Riforma protestante, sia all'interno dei singoli stati, fra cattolici e protestanti, sia fra diversi stati) e in cui le discriminazioni religiose continuavano a essere la regola, l'Illuminismo si schierò contro ogni forma di fanatismo, in favore della tolleranza, cioè della possibilità per chiunque di professare liberamente la propria fede. In prima fila, in questa battaglia, fu il francese Voltaire (1694-1778), non solo con gli scritti - come il Trattato sulla tolleranza (1765) - ma anche con azioni che ebbero grande risonanza pubblica.

Voltaire, che pure aveva per motto "Ecrasez l'Infame" ("Schiacciate l'infame", cioè il fanatismo cristiano), non era ateo, ma, come altri illuministi, coltivava la fede in una religione naturale: è la ragione stessa che spinge l'uomo a credere nell'esistenza di un Essere superiore, creatore di tutte le cose. Ma tale Essere non si identifica necessariamente con il Dio delle religioni rivelate, nessuna delle quali può dunque pretendere di possedere il monopolio della verità. La pratica della tolleranza era dunque un diretto corollario dell'idea di religione naturale.

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