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La Francia del Seicento: Il cardinale Richelieu

Per porre fine ai contrasti tra i tre ordini che affliggevano in quel periodo, nel 1617 Luigi XIII (1617-1643) decise di assumere personalmente il potere: pertanto fece assassinare il Concini e allontanò la madre dalla corte. Tuttavia la situazione non migliorò, anzi a partire dal 1620 le tensioni alimentate dalla nobiltà e dagli ugonotti sembrarono trascinare il paese verso una nuova guerra civile.
Il conflitto si ricompose solo nel 1624, grazie alla mediazione del cardinale Armand du Plessis de Richelieu (1585-1642) che in quell'anno era stato nominato consigliere di Stato (cioè una sorta di Primo ministro).
Richelieu si rivelò un grande statista. La sua politica puntò a rafforzare il potere monarchico contro qualsiasi resistenza. In quest'ottica si mosse in due direzioni:
- porre termine alle ambizioni di potere della nobiltà, bloccando le congiure che si erano verificate negli anni precedenti. Richelieu fu durissimo con i colpevoli: tra il 1626 e il 1627 non esitò a far giustiziare anche personaggi di alto rango. Inoltre, per accrescere il controllo dello Stato sulla nobiltà, istituì la figura dell'intendente, un funzionario di origine borghese nominato e dipendente dal Consiglio regio con compiti di controllo e coordinamento dell'amministrazione;

- colpire gli ugonotti che costituivano uno Stato nello Stato. Attaccò pertanto le roccaforti ugonotte sparse nel paese, a partire dalla fortezza di La Rochelle, che venne espugnata nel 1628.
Richelieu non intendeva far trionfare l'intransigenza cattolica ma affermare l'autorità dello Stato assoluto: la sconfitta degli ugonotti, infatti, non fu accompagnata da nessuna condanna al rogo; anzi fu seguita dall'emanazione dell'editto di Grazia (1629) che sostanzialmente confermò la libertà di culto per i protestanti.

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