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Riformismo moderato dei girondini


La maggioranza è nelle mani dei deputati eletti nel Dipartimento della Gironda, con Brissot in testa. Repubblicani che portano avanti principalmente gli interessi della medio-alta borghesia, in una politica moderata. Molti dei deputati (400), di cui molti giacobini, sono arrivati dalle assemblee distrettuali e di dipartimento, facendosi ora rappresentanti degli interessi della periferia. Entreranno quindi in contrasto con coloro che sostenevano invece il ruolo della Comune di Parigi, che fungeva quasi da guida politica nazionale. 96 deputati erano ex costituenti. 189 provengono dalla vecchia Assemblea legislativa. Quindi c’è certa continuità con l’esperienza rivoluzionaria, anche se l’intento della Convenzione era di fare una nuova costituzione, eliminando le istituzioni della precedente.
I girondini sono in maggioranza, non stabile, difatti si ricrea la pianura, che ora è denominata “palude”, che spesso però sostiene i girondini. Un centinaio di deputati si raggruppa intorno agli eletti a Parigi, cioè giacobini che mantengono contatti con la Comune e intendono difendere il suo ruolo politico centrale. Si tratta dei montagnardi, tra cui Robespierre. La maggiore contesa la si avrà appunto tra questi ultimi e i girondini, a partire dal dibattito sul destino da riservare alla persona del Re, ora che era stata eliminata la sua carica. I girondini vogliono risparmiargli la vita, o almeno rivolgersi al popolo (quindi anche detti “appellanti”). L’opinione montagnarda è invece di decapitare Luigi XVI, e sarà quella prevalente. La condanna viene eseguita nel gennaio 1793.
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