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Francia di Luigi XIV - Riassunto scaricato 164 volte

La Francia di Luigi XIV

Il regno del Re Sole (1661-1715)

Luigi XIV si pose alla guida della Francia alla morte del cardinal Mazarino (1661), e vi rimase per oltre cinquant’anni. Il suo lungo regno fu la più compiuta espressione dell’assolutismo, e rese la Francia una temibile potenza egemonica.

Sotto Luigi XIV l’autorità era nelle mani del re, cui spettava il potere decisionale e la guida dell’esercito. Il sovrano era coadiuvato da ministri alle sue strette dipendenze, e da intendenti selezionati attraverso la vendita di cariche amministrative di natura ereditaria; essi esercitavano il volere del re in materia finanziaria e ne gestivano la cassa.

Durante il suo regno Luigi XIV non convocò mai gli Stati Generali; i Parlamenti, nazionali e locali, furono esautorati dalla funzione legislativa e sottoposti al controllo stretto della corona. L’alta nobiltà fu assoggettata al sovrano: partecipava alla vita di corte e godeva di benefici notevoli. Così il re si assicurava l’appoggio dell’aristocrazia; garantendone la sopravvivenza come élite privilegiata ne annullò le prerogative politiche ed ogni velleità di resistenza al suo dominio. Il prestigio del sovrano aveva un ruolo di rilievo nella politica del paese. La sontuosa reggia di Versailles (sede reale dal 1682) fu il simbolo con cui egli accentrò il suo potere: Luigi XIV era il Sole attorno a cui orbitavano gli astri della sua corte. Sul piano culturale il sovrano si prodigò nella ricerca accademica e stipendiò personalmente le arti e le scienze che esaltavano il fasto della Francia. Parallelamente si ricorreva alla censura per impedire la circolazione incontrollata di idee potenzialmente dannose.

L’annullamento delle autonomie religiose, dunque, rientrava nel quadro di centralizzazione politica del sovrano, il cui primo intento fu scongiurare la minaccia rappresentata dagli ugonotti (i calvinisti francesi). Luigi XIV abolì i privilegi concessi a questi ultimi dall’editto di Nantes (firmato da Enrico IV nel 1598), ne revocò le libertà religiose e procedette alla conversione forzata. Il sovrano arrivò a pagare gli ugonotti perché si votassero al credo cattolico, e contro i più ostinati ricorse a misure restrittive come le dragonnades, decreti che imponevano ai protestanti di ospitare i dragoni reali (guardie scelte) perché ne controllassero le attività. Con l’editto di Fontainebleau, il re mise in fuga migliaia di protestanti, e sollevò la rivolta dei pochi che non poterono abbandonare la Francia. Qualcosa di analogo accadde, poi, ai gruppi cattolici che criticavano l’opulenze della Chiesa romana (i giansenisti, su tutti), e in ogni caso il re volle discutere il rapporto tra gli ecclesiastici e la corona. Di convinzioni ortodosse ma votato all’assolutismo, Luigi XIV rivendicò il diritto di nominare i vescovi e il predominio reale sul papato, non ammettendo che gli uomini di Chiesa dipendessero più da Roma che da lui stesso. Il re, tuttavia, non raggiunse mai l’obiettivo, poiché il papato si oppose strenuamente ed egli non poteva negare i valori cattolici che legittimavano il suo potere (l’idea assolutista voleva il sovrano al potere per grazia di Dio).

La politica estera e la supremazia in Europa

Sul piano estero Luigi XIV progettò attentamente un disegno egemonico che portò al potenziamento dell’esercito e al suo impiego nelle campagne militari. Il regno del Re Sole coincise con una serie prolungata di guerre, prima fra tutte la guerra di devoluzione per annettere alla Francia la Franca Contea e i Paesi Bassi. Il conflitto si risolse con la pace di Aquisgrana: la Francia ottenne alcune piazzeforti, ma rinunciò al suo piano ultimo per l’opposizione di Inghilterra, Svezia e Olanda.

Lo scontro con gli olandesi, tuttavia, fu solo rimandato. Pochi anni dopo la Francia tornò a combatterli per il controllo sul Mare del Nord, e lo scontro si estese, in breve, a gran parte d’Europa. Con la Francia, scesero in campo l’Inghilterra di Carlo II e la Svezia, mentre l’Olanda ebbe il sostegno di molti principati tedeschi e degli Asburgo d’Austria e di Spagna. La Francia fece valere la potenza del suo esercito, ma a lungo termine stentò a sopportare lo sforzo economico del conflitto. Quando Guglielmo III d’Olanda ottenne la neutralità dell’Inghilterra, sempre più avversa ai francesi, Luigi XIV fu costretto alla pace di Nimega: la Francia ottenne soltanto alcuni territori del Belgio spagnolo.

Nel tardo Seicento la Francia riprese le ostilità verso i territori di confine e procedette a diverse annessioni. In breve gli stati antifrancesi si organizzarono nella Lega dell’Aia (Olanda, Svezia, Spagna e Impero), ma impegnati su altri fronti dovettero cedere al predominio francese (tregua di Ratisbona). La situazione internazionale, tuttavia, mutò nuovamente, e il sentimento antifrancese crebbe con la Gloriosa rivoluzione inglese e la diffusione del malcontento protestante. Una nuova alleanza, la Lega d’Augusta, si formò contro Luigi XIV. Molti fronti si aprirono in Europa, ed altri paesi si unirono allo scontro. La Francia, sfiancata dallo sforzo bellico e da un tempo di carestia, rinunciò, infine, alle sue mire espansionistiche. Il trattato di Torino sancì la pace con il regno di Savoia; la pace di Rijswijck ristabilì i rapporti diplomatici e commerciali con Inghilterra e Olanda.

Attorno al 1700 si aprì, però, la questione della successione al trono di Spagna: il re, senza eredi, indicava in Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, il suo successore, a patto che rinunciasse al diritto di discendenza francese. Filippo d’Angiò divenne Filippo V, ma Luigi XIV non accettò la clausola testamentarie e fece della Spagna un suo protettorato. I regni d’Europa non tardarono a schierarsi nuovamente contro il Re Sole, nel conflitto noto come guerra di successione spagnola. La Francia, benché più forte di un tempo, dopo una prima fase di vittorie, fu vinta su tutti i fronti. Persa la Spagna e diversi possedimenti minori, Luigi XIV cercò di trattare, ma fu ignorato. Nuovi problemi dinastici portarono comunque alla soluzione politica del conflitto con la pace di Utrecht e Rastadt (1713-14).

Francia e Spagna furono infine divise, e quest’ultima perse i domini continentali a favore degli Asburgo d’Austria. Seppur militarmente superiore, Luigi XIV non fu in grado di imporsi al resto d’Europa. All’Inghilterra fu riconosciuto il controllo sui mari,e la preminenza commerciale.

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