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LUIGI XIV

Luigi XIV è stato sicuramente uno dei sovrani più noti di tutta la storia della Francia per diversi motivi: tra questi vi rientra la lunghezza del suo regno, durato ben 54 anni, ed riuscito a legare in modo saldo il suo nome alla storia della Francia. Luigi XIV è anche una dei sovrani su cui le opinioni sia dei contemporanei che dei posteri furono molto discordanti, tant’è che durante il suo regno fu lungamente esaltato dalla folla ma, il giorno in cui il suo corteo funebre passò per le vie di Parigi, venne accolto da una folla in festa, segno del fatto che probabilmente anche il popolo aveva cambiato il suo giudizio sul sovrano. Luigi XIV rappresenta il sovrano che meglio seppe incarnare nella sua figura il potere monarchico assoluto e la celebre frase attribuitagli “ lo stato sono io “ riassume appieno la sua concezione che identificava il sovrano con lo stato e che testimonia il forte accentramento fiscale che si ebbe nel suo periodo. L’assolutismo si manifesta in campo politico e sociale nel momento in cui Luigi assume la carica di primo ministro dopo la morte di Mazzarino: ciò fu una novità sostanziale in quanto era la prima volta che il sovrano non affidava il governo ad uno tra i nobili e decideva di occupare una carica inferiore rispetto a quella del re. Questo fatto ci testimonia anche che Luigi voleva che ogni cosa fosse sotto il suo controllo. Egli accentuò così tanto questa sua ambizione che per quel che riguarda la paulette e l’annosa questione del governo di uno stato tanto grande da parte del re, egli decise di abolire la paulette, affidando il controllo amministrativo non più ai nobili che potevano comprare le loro cariche, bensì agli intendenti, uomini di sua fiducia nominati dal re in persona che sovrintendevano alla riscossione delle imposte e rispondevano del loro operato soltanto al re. Luigi in tal modo aggira la nobiltà di spada e di toga, che si vedono private della loro maggior fonte di reddito e, per non far sì che entrambe si rivoltino contro di lui, accompagna l’istituzione degli intendenti ad un intervento nei confronti delle due nobiltà, trovandogli un’alternativa alla paulette. La soluzione che decide di attuare prevede l’utilizzo della nuova ed ampliata reggia di Versailles, costruita in modo maestoso e sontuoso anche per far sì che essa diventi un simbolo del suo potere, nella quale egli decide di far vivere la nobiltà che, allettata dalla confortevole vita di corte, non dovendo pagare più tasse e non dovendo più occuparsi delle vicende politiche decide di vivere nella reggia attorno alla figura del re. Proprio perché Luigi raccolse attorno a sé tutta la nobiltà dell’epoca venne soprannominato re Sole. Egli aveva creato grazie alla reggia un sistema controllato e perfetto che ruotava costantemente attorno alla sua figura, ed egli era sempre circondato da nobili che lo aiutavano addirittura a vestirsi e vi era anche considerato importante nella vita di corte aiutare il re a vestirsi. Il re favoriva tutti coloro che parlavano bene di lui mentre i pochi nobili che decidevano di contestare la sua politica venivano scacciati dalla corte, esiliati o perseguitati Luigi durante il suo regno si occupò anche delle finanze. Dopo la morte di Fouchet. Egli designò come nuovo ministro delle finanze Colbert, il quale rimarrà in carica fino alla sua dipartita. Colbert decide di improntare la nuova politica finanziaria della Francia su due principi fondamentali: vi doveva essere un controllo perfetto e capillare della riscossione delle tasse ed ogni provincia si doveva occupare di riscuotere le tasse in nome del re. In secondo luogo egli decise di introdurre delle pratiche mercantilistiche all’interno dell’economia francese per aiutare soprattutto il commercio; le pratiche mercantilistiche erano state per la prima volta usate da Elisabetta I ma in Francia la situazione per quel che riguardava il commercio era molto diversa rispetto all’Inghilterra. Mentre quest’ultima era stata una delle prime nazioni a colonizzare il nuovo mondo, la Francia si era mossa notevolmente in ritardo, appropriandosi soltanto di alcune zone dell’attuale Canada, i traffici transoceanici francesi erano molto ridotti e il settore del commercio era in declino.

Colbert, applicando quello che dagli storici moderni è stato definito colbertismo, diede un notevole impulso non soltanto ai commerci transoceanici ma anche aumentò la navigazione fluviale e costruì nuovi canali, spingendo le persone ad investire nel commercio. Proprio in quest’ottica deve essere visto un'altra pratica che Colbert attuò per migliorare l’economia francese: decise di imporre forti dazi doganali alle merci provenienti dall’estero in modo tale che l’acquirente francese non prediligesse più i prodotti esteri per il loro basso costo, bensì i francesi, che con le imposizioni doganali arrivavano ad avere un prezzo pari se non inferiore a quello della merce estera. La politica di Colbert prevedeva anche un rischio: infatti, poiché la Francia aveva imposto pesanti dazi doganali sui prodotti esteri, anche le altra nazioni potevano imporre dei dazi sui prodotti francesi. La Francia, che aveva un economia abbastanza debole soprattutto per quel che riguardava la esportazioni, poteva però permettersi di rinunciare al commercio estero per favorire l’economia interna. La politica finanziaria di Colbert fu acnhe segnata da una dura imposizione fiscale sui ceti medio alti, in quanto non soltanto vi era una classe sociale che non pagava tasse, che viveva alle spalle del re nella reggia di Versailles, ma anzi il tenore della vira della corte era molto alto e comportava esborsi notevoli. Nel momento in cui a questa precaria situazione si aggiunsero anche le spese che lo stato doveva sostenere per le innumerevoli guerre del re, Colbert disse al re che in tal modo il pareggio di bilancio era impossibile e bisognava ridurre delle spese ma il re gli rispose che se non sarebbe stato in grado di controllare il pareggio di bilancio anche in quelle condizioni, lo avrebbe ucciso.
Colbert decise di imporre nuove tasse su un popolo già tartassato, causando forti ripercussioni negative alla figura del re. Per quel che riguarda il campo religioso e culturale, Luigi XIV dimostrò anche qui un atteggiamento assolutistico tanto che arrivò ad affermare che la religione ufficiale della Francia doveva essere quella del sovrano. Proprio in questa ottica di unificazione religiosa Luigi, che in un primo tempo aveva rinnovato l’editto di Nantes, che lasciava la libertà di culto agli ugonotti in oltre 100 città, decise di revocarlo con l’editto di Fauntain-bleau: di conseguenza molti ugonotti decisero di convertirsi ma molti altri decisero di emigrare in paesi a culto calvinista come la Svizzera: vennero così sottratti allo stato francese notevoli forze lavoro capaci di far crescere l’economia.
Il re decise di scagliansi anche contro il giansenismo, una corrente religiosa che aveva il suo maggiore esponente in Giansenio, un monaco olandese, autore di un opera chiamata Augustinus, all’interno della quale egli era andato ad affermare delle tesi che sfociavano da quello che era il pensiero di Agostino per giungere a Lutero. Dopo la condanna di Giansenio da parte del tribunale dell’Inquisizione, Luigi decise di chiudere il maggior sito di professione giansenista, Port Royal. Con queste due azioni Luigi sembrava essersi schierato apertamente a favore della chiesa di Roma ma, subito dopo, egli iniziò una controversia anche con la chiesa cattolica. In Francia, infatti, per concessione secolare del papa vi erano alcune (poche) diocesi che, nel momento di vacanza del vescovo, invece di essere rette da un sacerdote designato, passavano sotto il controllo temporaneo del re. Luigi XIV decise di estendere tale privilegio a tutte le chiese francesi e con questo editto, Luigi trovò una nuova fonte di guadagno nella vendita dei beni ecclesiastici delle diocesi.

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