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Le leggi fondamentali del regno in Francia


Dopo che il Controllore delle finanze del Regno di Francia, Brienne, nel 1787 si trova costretto a convocare per la prima volta il nuovo organo delle Assemblee provinciali, il Parlamento, ora praticamente inutile, risponde individuando quelle che sono le “leggi fondamentali del regno”, che impongono alla corona di rispettare il diritto della nazione di concedere liberamente sussidi al Re tramite gli Stati generali. È un tentativo di unificare l’opinione pubblica contro la monarchia. Si ribadisce che la monarchia è governata da leggi, una delle quali è appunto il diritto della nazione di essere ascoltata attraverso gli Stati generali, quali unico organismo in grado di autorizzare imposte e prestiti. Anche le consuetudini delle Province vanno rispettate, e la volontà del Re può essere rispettata soltanto se non contraddice loro leggi costitutive. Questo giudizio spetta ai Parlamenti, e si dichiara l’inamovibilità dei suoi magistrati. Come anche il diritto di ogni cittadino di essere tradotto esclusivamente di fronte a giudici naturali e competenti dopo l’arresto. Leggi fondamentali che secondo il Parlamento erano state violate dal governo personale di Luigi XVI. Questa presa di posizione da parte della massima corte giudiziaria del Paese crea scalpore e trova consenso tra nobiltà, clero e terzo stato.
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