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Atto costituzionale sui poteri pubblici


Altro documento è l’Atto costituzionale sui poteri pubblici, Acte constitutionnel, approvato il 1 ottobre 1789. In esso si tratta del Re, come anche della futura assemblea legislativa nel sistema politico che inizierà a funzionare una volta varata la Costituzione. Si tratta dei vari poteri e funzioni che devono essere distribuiti tra i due soggetti, talvolta anche in modo esclusivo, privandone l’altro soggetto. Dei poteri del Re si era discusso nel Comitato della Costituzione, egemonizzato dai cosiddetti “monarchici”, cioè i monarchien, fautori di un monarca costituzionale limitato nell’esercizio del legislativo. Nella Costituente era presenza all’estrema destra anche la corrente dei noirs, aristocratici che volevano invece una diminuzione quanto più lieve possibile dei poteri regi, ancora fermi ad una concezione quasi assolutistica di questa istituzione. In ogni caso, sono i monarchien ad avere la maggioranza nel Comitato. Uno di essi è Mounier, eletto nel delfinato, che guardava al sistema inglese bicamerale con voto assoluto per il re. Non accettando la deriva monarchica, la Costituente sfiducia il Comitato. Mounier si deve dimettere, ma viene accusato di aver abbandonato la causa della rivoluzione, e viene costretto ad emigrare, come accade a molti altri (soprattutto nobili) che non riescono ad accordarsi con quanto stava accadendo nel Paese. Il lavoro del Comitato viene accantonato e il ruolo viene affidato ad altre persone, che producono appunto l’Acte, il documento sulle istituzione che costituirà anche il Titolo III della Costituzione.
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