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L'apparato amministrativo costituzionale


Nel marzo 1791 l'Assemblea costituente va ad approvare un atto costituzionale che definisce la fisionomia dei funzionari pubblici, che nel vecchio regime avevano rappresentato un formidabile strumento di controllo amministrativo assolutistico. Si va a creare un nuovo sistema in cui è necessario distinguere ulteriormente la figura dei Ministeri, l’apparato di funzionari eletti, che sono regolati invece da Assemblea costituente prima e legislativa poi. Quindi il titolare dell’esecutivo non può decidere sui suoi propri strumenti amministrativi, quantità, compito, raggio di competenze, etc, ma il potere di organizzazione spetta solamente al corpo legislativo. La catena di comando parte dal Re e si ferma ai Ministri, oltre decide l’Assemblea. Il Re è in cima all’apparato ma non è capo, non ha potere organizzativo e regolamentare, non è padrone assoluto dell’esecutivo. I funzionari pubblici devono anche risiedere vicino al luogo di lavoro. Lo stesso Re viene ridotto a funzionario pubblico, primo tra essi, ma sempre servitore dello Stato, quindi non può avere residenza eccessivamente lontana dall’Assemblea legislativa in riunione. Viene previsto che se dovesse lasciare il regno e venisse invitato a rientrare, una rifiuto verrebbe considerato come dichiarazione di volontà di abdicazione.
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