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Francia (1700)

La Francia nel 1700 era uno stato prevalentemente agricolo: l’80% dei cittadini erano contadini. La società francese, tuttavia, era chiusa e bloccata, divisa in tre ordini o “Stati”. Non esistevano istituzioni governative pubbliche, il potere era nelle mani del sovrano assoluto (l’Assemblea degli Stati Generali non veniva convocata dal 1614). La divisione non era solamente a livello statale, ma anche interno ai diversi ordini: ad esempio nel Terzo Stato vi erano mercanti molto più ricchi dei contadini.

La società

Privilegi
Nobiltà - Non paga le imposte sulle proprietà (derivante da un diritto feudale);
- I beni possono essere trasmessi per eredità ai primogeniti;
- I secondogeniti hanno accesso alle più alte cariche del clero e dell’esercito;
- Diritto bannale: i nobili possono chiedere tributi agli abitanti dei loro territori;

Clero - Non paga le imposte sulle proprietà (possiede il 10 % dei terrenti francesi);
- Può riscuotere la decima dai cittadini;
Terzo Stato - Non ha privilegi.


Nel 1788 il re Luigi XVI, che non seppe fronteggiare la crisi politica francese, convocò gli Stati Generali per approvare una radicale riforma fiscale. La nobiltà rifiutò di abbandonare i privilegi e la situazione sfuggì di mano: l’iniziativa politica passò nelle mani della borghesia, che raccoglieva gli esponenti più colti e ricchi del Terzo Stato.

Il Terzo Stato

Comprendeva il 98% della popolazione francese: contadini, piccola borghesia, mercanti, alta borghesia… ecc. Era l’unica classe sociale che garantiva il mantenimento dello Stato grazie alle sue imposte. L’odio verso le classi privilegiate era alto e nel 1788 Luigi XVI accolse la proposta di aumentare i rappresentati del Terzo Stato all’assemblea.


L’Assemblea degli Stati Generali

L’Assemblea venne convocata da Luigi XVI nel 1789 ed era formata da 1139 deputati (600 del Terzo Stato). Questa superiorità era insignificante visto che il voto avveniva per ordine e non per individuo: ogni Stato aveva un voto, cosa che non favoriva il Terzo Stato. Il 17 giugno del 1789 i rappresentanti del Terzo Stato dichiararono che solo loro rappresentavano lo Stato francese e istituirono l’Assemblea Nazionale riunitasi il 20 giugno nella sala della pallacorda, impegnandosi a combattere fino a che la Francia non avrebbe avuto una nuova costituzione.


La presa della Bastiglia

Durante i vari disordini parigini, il 14 luglio 1789 la popolazione urbana assaltò la Bastiglia, fortezza-prigione dove venivano rinchiusi i nemici del re. La causa di tutto ciò fu l’aumento del prezzo del pane e la minaccia della milizia inviata dal re per ripristinare l’ordine nella capitale.

La rivolta contadina

Il caos non regnava solo a Parigi, ma anche nelle campagne: per paura di un incursione del re e di una congiura nobiliare, i contadini iniziarono ad assalire i castelli dei nobili e bruciare tutti gli archivi. Il 4 e 5 agosto 1789 l’Assemblea nazionale abolì tutti i diritti sulle persone, le decime e i diritti reali sulle cose. In questo modo terminò l’Ancien Régime, cancellando la società trinitaria basata sui privilegi.

La Costituzione

L’Assemblea nazionale stilò come primo articolo della costituzione la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”. In questo documento si affermava l’uguaglianza giuridica e civile di tutti i cittadini: non vi erano più privilegi, tutti potevano accedere alle cariche statali. Tutto il testo era basato sulla filosofia di Locke, anche il diritto alla resistenza e alla ribellione. Il re fu obbligato a risiedere a Parigi e tutte le terre del clero furono confiscati e divennero statali per risanare il debito economico. Inoltre, tutti gli ecclesiastici dovevano giurare fedeltà alla “Costituzione civile del clero”, cosa che trovò l’opposizione del Papa.
La costituzione del 1791 prevedeva: la concezione ascendente del potere, la divisione dei poteri (Legislativo alla Camera, Esecutivo al re e al Governo, Giudiziario ad un corpo di magistrati), l’uguaglianza dei cittadini di fronte allo Stato. Tuttavia, presentava anche alcune contraddizioni con i pensieri rivoluzionari: la schiavitù era accettata nella colonie, il suffragio era censitario, le donne erano esclude dai diritti civili. Molti si opposero, riunendosi in associazioni politiche.

Principali esponenti

M. Robespierre “Società degli amici della Costituzione” (giacobini).
G. Danton e JP. Marat “Società dei diritti dell’uomo e del cittadino” (cordiglieri).
O. de Gouges “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”.

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