Eventi della Rivoluzione americana


La Gran Bretagna ha il controllo di 13 colonie dell'America del Nord. I coloni sono quasi tutti puritani inglesi che vivono nel rispetto della Bibbia e sognano di fondare comunità fatte di persone libere e uguali. Altri sono a caccia di fortuna, altri ancora sono schiavi temporanei. Nella seconda metà del Settecento le colonie americane sono abitate da 3 milioni di bianchi è da circa 600000 neri, gli schiavi importati dall’Africa con il commercio triangolare. Le 13 colonie possono essere riunite in tre gruppi diversi: nel nord risiedono i puritani inglesi, che vivono di agricoltura, pesca e commerci marittimi; nel centro la popolazione è mista e si dedica al commercio; il sud basa la sua economia sui latifondi dei piantatori che esportano i prodotti coltivati dagli schiavi. I coloni sono uniti dalla fede cristiana, dall'uso della lingua inglese e dall' attaccamento alle tradizioni politiche britanniche, però non sono contenti della loro dipendenza da Londra perché sono obbligati ad esportare le loro materie prime solo in Gran Bretagna e ad acquistare dalla madrepatria tutti i prodotti lavorati. Alla Guerra dei Sette Anni parteciparono truppe di coloni che, dopo la vittoria dell'Inghilterra, sperano di ottenere qualche vantaggio. Londra, provata a dei costi del conflitto, decide di aumentare le tasse emanando lo Sugar Act e lo Stamp Act. Le reazioni sono violente e quando la madrepatria impone un'altra tassa sul tè, si scatena il Boston Tea Party, una rivolta in cui gli americani buttano in mare tonnellate di tè inglese. Successivamente ogni colonia elegge una propria assemblea e la dichiara potere indipendente. Il coordinamento delle assemblee viene affidato ad un congresso continentale che si riunisce a Filadelfia nel 1774. La mossa seguente è l'arruolamento di un esercito di liberazione affidato al comando di George Washington. Scoppia così la guerra di indipendenza, chiamata anche rivoluzione americana, che dura dal 1775 al 1783. Per vendicare Le sconfitte subite durante la guerra dei sette anni, nel 1778 la Francia si schiera a fianco dei coloni, impegnando la flotta inglese che è costretta a togliere il blocco dai porti americani. Poco dopo entra in guerra anche la Spagna, e nel 1781 l'esercito di Washington batte definitivamente gli inglesi a Yorktown. Nel 1783 la Gran Bretagna è costretta a concedere l'indipendenza alle colonie e nascono così gli Stati Uniti d'America. Intanto, nel 1776 i coloni hanno approvato un documento chiamato dichiarazione di indipendenza, che si basa sui principi dell'illuminismo: uguaglianza, libertà e ricerca della felicità.

Nel 1787 gli Stati Uniti adottano una Costituzione che li rende una repubblica federale: ogni Stato è libero di emanare leggi e di avere una propria polizia e propri Tribunali per amministrare la giustizia, mentre lo Stato centrale deve garantire la difesa attraverso l’esercito e organizzare l’economia. Seguendo la teoria illuminista della divisione dei poteri, il potere legislativo viene dato al congresso e al Senato, quello giudiziario alla corte suprema e quello esecutivo al Presidente della Repubblica, il primo dei quali è George Washington. Benché a prima vista la società americana assomiglia a quella inglese, le differenze sono sostanziali. In America, infatti, non esistono i presupposti per creare una classe nobiliare chiusa e privilegiata; inoltre, tutti i contadini sono proprietari delle loro fattorie e nelle città gli artigiani non accettano una posizione subordinata rispetto ai loro clienti. Gli unici a cercare di imitare i gentiluomini inglesi sono i grandi piantatori degli stati del sud, anche se lavorano duramente per gestire le loro tenute e hanno scarsa disponibilità di denaro. Nel complesso, la società americana del Settecento è un mondo della classe media caratterizzato dalla massima mobilità, cioè dalla possibilità di salire e scendere la scala sociale solo in base alle proprie capacità e alla propria fortuna.

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