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Europa all'inizio del Settecento - Riassunto scaricato 18 volte

L'Europa all'inizio del Settecento

La Guerra dei trent’anni (1618-1648 )

Combattuta dal 1618 al 1648, la Guerra dei trent’anni determinò l’assetto geopolitico dell’Europa continentale alle soglie del Settecento. Provocato in Boemia dal contrasto tra cattolici e protestanti, il conflitto si sviluppò nella lotta per l’egemonia tra Francia e Asburgo. Si ripartì in quattro fasi: il periodo boemo-palatino (1618-23), il periodo danese (1625-29), il periodo svedese (1930-34) e il periodo francese (1635-48). La pace definitiva fu firmata nel 1648 in Vestfalia, ma lo scontro tra Francia e Spagna proseguì per diversi anni.

L’ascesa di Austria, Prussia e Svezia

La Guerra dei trent’anni modificò l’assetto dell’Europa centro-orientale e specialmente dell’area germanica: l’Impero divenne un’autorità puramente formale sui 350 staterelli che ricoprivano il territorio tedesco. Solo l’Austria si sottrasse al disfacimento dell’Impero, poiché rivolse i suoi interessi all’area danubiana e balcanica. Con Leopoldo I la dinastia degli Asburgo estese i propri domini ad una serie eterogenea di culture ed etnie; nonostante le rivolte l’autorità di Vienna si rafforzò, ma fu inevitabile lo scontro con gli ottomani. Dopo una prima vittoria austriaca, Vienna fu assediata e solo l’intervento della Polonia salvò la situazione. In seguito si formò la Lega santa di Russia, Austria, Polonia e Venezia contro i turchi, che furono sconfitti a più riprese e costretti alla pace di Carlowitz prima e di Passarowitz poi. L’Austria ottenne la Transilvania, l’Ungheria, la Croazia, la Serbia e la Valacchia, mentre Venezia occupò la Dalmazia e la Polonia conquistò l’Ucraina.

Al termine della Guerra dei trent’anni il Ducato di Prussia ampliò definitivamente il suo territorio a scapito della Polonia. Sotto la monarchia assolutista di Federico Guglielmo Hohenzollern il ducato ottenne prestigio e si sviluppò economicamente e commercialmente. La Prussia si affermò anche militarmente, grazie alla ristrutturazione dell’esercito (di estrazione principalmente aristocratica). Federico I, figlio di Federico Guglielmo, fu il primo re di Prussia e fece del ducato la maggiore potenza tra gli stati germanici.

L’ascesa di Austria e Prussia provocò l’involuzione del regno polacco, il cui enorme territorio racchiudeva culture ed etnie del tutto diverse fra loro. La monarchia a carattere elettivo si indebolì progressivamente, mentre il regno era minacciato dalle mire espansionistiche di Svezia e Russia. Perse la Livonia, a vantaggio della Svezia, la Bielorussia e l’Ucraina, a vantaggio dei russi, la Polonia si approssimò ad un tempo di forte instabilità politica, che ne avrebbe minacciato l’indipendenza stessa.

Nel XVII secolo la Svezia era diventata la potenza egemone dell’Europa settentrionale grazie alle guerre espansionistiche che le avevano assicurato diversi territori continentali. Con le guerre del Nord la Svezia ottenne il controllo pressoché totale sull’area baltica; sotto Carlo XI divenne una monarchia assolutista e sottomise il ruolo della nobiltà feudale. Nel Settecento l’espansionismo svedese entrò in collisione con le aspirazioni della Russia, che ne avrebbe determinato la futura crisi.

La Russia zarista

Il titolo di zar (equivalente slavo del latino Caesar) fu attribuito nel Cinquecento alla figura di Ivan IV il Terribile e stava ad indicare il ruolo di “terza Roma” della capitale russa, centro della fede ortodossa. Alla morte di Ivan IV seguì una grave crisi dinastica: il paese cadde nell’anarchia e subì la pericolosa influenza di Svezia e Polonia. Solo nel Seicento una reazione nazionalista ripristinò la monarchia: Michele III, primo della dinastia dei Romanov, avviò un processo di espansione che i figli proseguirono fino alla conquista della steppa siberiana e dell’Ucraina polacca. La Russia era isolata dall’Europa per via della posizione laterale e delle divergenze culturali, tuttavia entrò lentamente in contatto con i maggiori regni del Vecchio Continente e si avviò a un processo di modernizzazione significativo.

Fu fondamentale, in proposito, l’opera di Pietro il Grande, divenuto zar al termine del XVII secolo. Fortemente interessato alla cultura dell’Europa rinascimentale, Pietro ne importò le tecnologie produttive e commerciali e riorganizzò l’esercito secondo un modello meritocratico (Tavola dei Ranghi). Lo zar promosse la nascita di industrie e di sistemi produttivi più efficienti. Inoltre destituì l’autorità del patriarca di Mosca per creare il Santo Sinodo, un organo religioso dipendente dalla corona. Questa azione, in particolare, gli assicurò molti nemici: lo stesso figlio Alessio si schierò con gli oppositori e perciò fu condannato a morte.

Sotto Pietro il Grande la Russia combatté le guerre del Nord con la Svezia, al termine delle quali si assicurò maggiore influenza sul Baltico, a scapito di quest’ultima, e sul Mar Caspio.

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