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La crisi del Seicento


Questo generale processo di trasformazioni, identificato dagli storici come la “crisi generale del Seicento”, investì quasi tutti i paesi europei. Molteplici le cause scatenanti di una siffatta crisi: l’agricoltura produceva poco o niente e a questa penuria di derrate agricole si sommarono anche gli effetti devastanti delle epidemie di peste, vaiolo e tifo; la contrazione demografica figlia anch’essa delle vittime dovute dalle epidemie e dalle varie guerre; la minor produzione manifatturiera, industriale e commerciale; i sempre più frequenti alternarsi di cicli carestie-epidemie-carestie; gli effetti nefasti delle guerre; con lo spostamento degli eserciti c’erano ovunque saccheggi, devastazioni, diffondersi di nuove malattie; il declino di vecchie e il consolidamento di nuove gerarchie nella vita degli Stati e nelle relazioni internazionali ed anche i vari movimenti sociali, rivolte e rivoluzioni che scossero l’Europa del tempo.
La crisi colpì duramente anche il settore commerciale. La Spagna che, era il paese più ricco d’Europa, già nella seconda metà del secolo i reali spagnoli, trovandosi a corto di denaro anche per l’esaurirsi delle miniere d’argento dei ricchi possedimenti americani e delle ingenti spese militari, dovettero chiedere prestiti ai banchieri di mezza Europa, non riuscendo in molti casi a risanare i debiti.
La società nel seicento era strutturata in tre ordini: la nobiltà, il clero e il terzo stato. I nobili possedevano la maggior parte delle proprietà terrene, godevano di molti privilegi e in cambio di ciò aiutavano il re e le sue truppe. Il clero occupava una posizione di rilievo, con parecchi privilegi anche di natura materiale. Il terzo stato rappresentava la maggioranza della popolazione, ne facevano parte pochi borghesi ricchi (giudici avvocati, grossi mercanti) e soprattutto quelli che per vivere dovevano fare un lavoro manuale: artigiani, operai, manovali. Moltissimi non avevano un lavoro, erano i poveri, i mendicanti, i vagabondi, che si arrangiano con espedienti e piccoli furti. Erano considerati un pericolo sociale, per loro venivano costruiti ospizi, dove rinchiuderli. La loro condizione peggiorò ulteriormente con le epidemie, le guerre, la scarsità dei raccolti. A causa dei continui aumenti di tasse vi furono tumulti, ribellioni popolari.
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