La crisi religiosa all'inizio del Cinquecento

All'inizio del Cinquecento le epidemie, le devastazioni delle guerre, l'instabilità sociale suscitarono profonde angosce.
La sensibilità religiosa dei fedeli, ossessionati dalla paura della morte e dal desiderio di salvezza, si fece acutissima
e arrivò a manifestazioni distorte e spesso superstiziose.
Si cercava di placare la collera divina, ritenuta l'origine di tutti i mali, e si credeva prossima la fine del mondo.

L'incapacità di trovare una spiegazione ai patimenti dell'umanità portò i credenti a scaricarne la colpa su Ebrei e streghe,
persone diverse dal resto della comunità.
Gli Ebrei vennero perseguitati e discriminati.
Nel 1555 Papa Paolo IV impose loro la segregazione nei ghetti e vietò loro di possedere beni immobili o di assumere personale cristiano.

Le streghe, invece, erano accusati di trarre poteri magici dal matrimonio con Satana, che comandava loro di stravolgere l'ordine divino.

Individuate per via di qualche difetto fisico o di una straordinaria bellezza o per mezzo della calunnia, le streghe,
venivano <<processate>> e condannate allo strangolamento e al rogo.
Tali persecuzioni non furono solo espressione di ignoranza popolare, ma vennero sostenute anche da uomini di cultura ed ecclesiastici,
che avevano, invece, il dovere morale di difendere queste minoranze.

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