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La Condizione della Chiesa Cattolica tra il XV e il XVI secolo

Nel corso dei secoli si era diffusa la consapevolezza che era necessario riformare la chiesa.
Tra il quattrocento e il cinquecento l'esigenza di rinnovamento divenne così impellente da dare origine a un diffuso movimento d'opinione presente non solo nei circoli intellettuali e degli uomini di fede ma anche tra la popolazione.
Il sistema di centralizzazione della chiesa raggiunse nel XV secolo il suo apice con la curia pontificia.
Roma inoltre era diventata un centro culturale molto importante che richiamava intellettuali da tutta l'Europa.
I papi del rinascimento erano coinvolti nella politica europea e gestivano un grande potere personale.
La disparità di tenore di vita tra i vertici della chiesa e la maggior parte dei fedeli portava a gravi conseguenze come la separazione tra beneficio e ufficio cioè tra l'assegnazione delle rendite e l'effettivo lavoro svolto e il cumulo dei benefici cioè la possibilità per una persona di occupare più uffici senza realmente svolgere il proprio lavoro.

L'amministrazione della chiesa richiedeva molto denaro che induceva i vescovi a raccogliere denaro attraverso le offerte, la vendita di cariche ecclesiastiche e la vendita di indulgenze che erano dei condoni delle pene in cambio di offerte.

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