Concetti Chiave
- Il commercio triangolare nel '700 ha visto la tratta negriera come uno dei commerci più redditizi, con circa 10 milioni di individui deportati dall'Africa.
- Il sistema permetteva uno scambio di merci senza pagamenti in denaro, con navi europee che scambiavano manufatti per schiavi in Africa e poi trasportavano prodotti nelle colonie americane.
- Il lavoro degli schiavi, pur non essendo remunerato, comportava costi elevati per il loro acquisto e mantenimento, portando a una rivalutazione del lavoro salariato dopo l'abolizione della schiavitù.
- Gli europei non cacciavano schiavi ma li ottenevano attraverso scambi con le politiche locali africane, dove i capi vendevano i propri servi per ottenere merci e armi.
- La schiavitù africana differiva da quella europea, essendo più simile alla servitù della gleba, con una gerarchia sociale basata sulla proprietà di uomini piuttosto che di terra.
Che cos'è il commercio triangolare?
Uno dei commerci più floridi che si sviluppano nell'Atlantico nel ‘700 è la tratta negriera. Nel 1713, con le Paci di Utrecht e Rastadt, gli Inglesi avevano ottenuto (e ciò era contestato dai Francesi) l’Asiento, cioè il monopolio esclusivo del commercio con gli schiavi, un commercio floridissimo che comportava profitti enormi. L’insieme delle deportazioni di questo secolo e mezzo ammonta grossomodo a 10 milioni di individui, un’enormità; ma non erano individui a caso: essi erano perlopiù giovani, in maggioranza maschi e in salute, quindi c’è un depauperamento demografico in Africa micidiale, perché non solo si sottraggono risorse demografiche, ma si bloccano le possibilità di sviluppo demografico, impedendo che in quei territori ci possa essere una naturale crescita demografica.
Le dinamiche del commercio
Il commercio triangolare permette uno scambio di merci basato sul baratto che non comporta pagamenti di denaro, fuoriuscite di denaro dalle casse degli Stati europei. Le navi, partite da Inghilterra, Francia e Spagna cariche di prodotti che vengono ceduti ai popoli africani, perlopiù manufatti che in Africa non venivano prodotti (vasellame, prodotti pericolosi, alcolici e altre sostanze che provocano mutamenti sociali dannosi per società che impattano con un prodotto che non sanno gestire), arrivate in Africa scaricano le merci e caricano gli schiavi, pagati con i prodotti e non comprati con il denaro. La nave carica di schiavi approda alle coste americane, gli schiavi vengono ceduti ai mercanti, che li portano nelle varie colonie, e le navi vengono nuovamente caricate di prodotti provenienti dalle colonie (zucchero, tabacco, cioccolata) e tornano in Europa. Queste navi viaggiano sempre cariche e nei porti americani ci può essere scambio di denaro, che viene immediatamente reinvestito in merci e il cerchio si chiude sempre producendo un profitto per i mercati europei. La convenienza di questo mercato è comprensibile anche considerando soltanto il fatto che le navi viaggiano sempre cariche, perché ciò è sufficiente ad ammortizzare i costi di trasporto in maniera molto efficiente. Il lavoro degli schiavi non viene remunerato, in quanto essi non vengono pagati ed hanno solo vitto e alloggio, ma è costosissimo: uno schiavo va acquistato, ha una vita media piuttosto breve (non solo per il lavoro al quale viene sottoposto, ma anche perché strappato dalle proprie terre e dalla propria famiglia ha meno motivi di vivere), ha pochi figli o nessuno, bisognava pertanto reintegrare spesso la manodopera, non solo, bisognava anche controllarne il lavoro e questo costava. Questo insieme di spese provoca, al momento dell’abolizione della schiavitù, una rivalutazione del lavoro salariale, che non è più costoso del lavoro schiavile e che perciò le aziende possono sopravvivere anche con il lavoro salariato.
L'organizzazione della tratta
Come riescono gli Europei a produrre uno spostamento così massiccio e duraturo nel tempo organizzando gli schiavi? Essi non vanno a caccia di schiavi, ma li scambiano con la merce: sono delle dinamiche interne alle realtà politiche africane che mettono sul mercato degli schiavi. Le coste nord-africane erano sotto l’Impero ottomano, perciò avevano una situazione politica simile a quella europea; la fascia del Sahara era praticamente disabitata; l’Africa centrale è popolata, ha delle istituzioni politiche e dei grandi regni, sebbene non abbiano lasciato testimonianze scritte. Questi popoli erano numerosi, spesso in guerra fra loro e una delle loro caratteristiche era l’esistenza di una “schiavitù”, sebbene in una forma differente da quella europea: siccome in buona parte dell’Africa i terreni coltivati non sono molto ricchi, si esauriscono rapidamente, le popolazioni tendono a spostarsi; la proprietà che determina la gerarchia sociale in questi regni africani non è la proprietà della terra, ma di uomini, perciò in qualche modo si può parlare di schiavitù, ma è certamente più simile alla servitù della gleba. Ai politici africani conviene vendere i propri servi, ad esempio ai portoghesi, per avere in cambio armi da fuoco con cui vincere le guerre, il rhum, le porcellane e quant'altro non possedevano. Ma la forma di asservimento che comporta la vendita in America è diversa dall'asservimento che esisteva all'interno dei regni africani.
Domande da interrogazione
- Qual è l'impatto demografico della tratta negriera in Africa?
- Come funziona il commercio triangolare?
- Quali sono i costi associati al lavoro schiavile?
- Come venivano reperiti gli schiavi in Africa?
- In che modo la schiavitù africana differiva da quella europea?
La tratta negriera ha comportato un depauperamento demografico micidiale in Africa, sottraendo circa 10 milioni di individui, perlopiù giovani e in salute, bloccando così le possibilità di sviluppo demografico nei territori interessati.
Il commercio triangolare si basa su uno scambio di merci senza pagamenti in denaro, dove le navi cariche di prodotti europei vengono scambiate in Africa per schiavi, che vengono poi venduti nelle colonie americane, generando profitti per i mercati europei.
Sebbene il lavoro degli schiavi non fosse remunerato, comportava costi elevati per l'acquisto, il mantenimento e il controllo della manodopera, portando a una rivalutazione del lavoro salariale al momento dell'abolizione della schiavitù.
Gli schiavi non venivano cacciati, ma scambiati con merci, grazie a dinamiche interne alle realtà politiche africane, dove i politici vendevano i propri servi in cambio di beni come armi e porcellane.
La schiavitù in Africa era più simile alla servitù della gleba, con una gerarchia sociale basata sulla proprietà di uomini piuttosto che di terra, e la vendita di schiavi agli europei rappresentava una forma di asservimento diversa rispetto a quella praticata in America.