Le Rivoluzioni Inglesi – Carlo I


Carlo salì al trono nel 1625, anno della morte di suo padre Giacomo I, che aveva lasciato il paese in grave condizioni economiche e sociali. Il nuovo sovrano condivideva le tendenze assolutistiche del padre, ma gli interventi di Carlo per raggiungere i suoi scopi furono molto più concreti di quelli del vecchio sovrano.

Nei primi anni di regno, la preoccupazione principale di Carlo era la politica estera: egli convocò il parlamento unicamente per richiedere i fondi per finanziare due guerre, dapprima contro la Spagna e poi contro la Francia per portare aiuto agli Ugonotti in guerra contro la monarchia francese. Il re diede l’incarico di guidare entrambe le spedizioni al duca di Buckingham, il suo favorito, che però portò l’Inghilterra al fallimento ben due volte. Carlo, però, si rifiutò di avviare un processo contro il duca, ribadendo più volte che il potere del sovrano è incontestabile.

Di fronte ad un atto così arbitrario, il Parlamento si allarmò ed elaborò la Petition of Rights, un documento che conteneva una serie di emendamenti che di fatto avrebbero limitato i poteri del re, tra cui:

  • l’imposizione di tasse senza l’approvazione dei parlamentari;
  • imprigionare un uomo libero senza che sia stato processato;
  • perseguitare coloro che professano una religione diversa da quella della Chiesa Anglicana e molto altro.

  • Le mire espansionistiche del re richiedevano molti fondi che sarebbero stati difficili da raccogliere senza l’approvazione del parlamento, motivo per cui Carlo fu costretto formalmente ad accettare la Petition of Rights.
    Dopo l'assassinio del duca di Buckingham, però, il re decise che avrebbe potuto governare anche senza un supporto parlamentare e sciolse le Camere. Seguirono anni di governo autonomo, in cui il re abolì la Petizione e tutti i diritti che gli erano stati negati. Per far fronte ai problemi economici, infatti, impose a tutto il regno una nuova tassa, la Ship Money, che precedentemente veniva pagata solo in tempi di guerra dalle città portuali per il mantenimento della flotta militare. Furono anni di terrore per la piccola e media nobiltà, ma anche per borghesi e puritani, che si opposero con tutte le loro forze alla tirannia del sovrano (appoggiato, invece, dalla Chiesa Anglicana e la restante parte della nobiltà) e lottarono per la restaurazione del parlamento. Le insurrezioni si verificarono maggiormente in Scozia, Paese dove i Calvinisti (ossia i Puritani) erano in maggioranza.

Per sedare la rivolta, Carlo I fu costretto a convocare nuovamente il parlamento nell’aprile del 1640, il quale venne definito “parlamento breve” in quanto il re, trovatosi di fronte alla negazione delle sue richieste, lo sciolse appena dopo un mese. Seguì l’istaurazione del “parlamento lungo” nel mese di novembre dello stesso anno. Questa volta la maggioranza dei deputati era costituita dai membri della classe media, per lo più puritani, che colsero subito l’occasione per impedire al re di esercitare ulteriore potere. Fu avviata, ad esempio, una petizione per l’abolizione dell’episcopato e dei tribunali regi ed il re nuovamente non poteva prendere iniziative senza l’approvazione dei parlamentari.

Quando il parlamento giunse addirittura a privare il re del controllo dell’esercito, quest’ultimo organizzò una risposta armata. Quest’evento segnò l’inizio della guerra civile (1642-1649) fra i sostenitori del re e quelli del parlamento.

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