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Sacco di Roma (1527)

L’imperatore Carlo V, molto adirato di questa coalizione, in reazione alla Lega di Cognac scatena la sua irruzione militare in Italia e nel 1527, cioè un anno dopo la fondazione della Lega, compie il Sacco di Roma: le truppe imperiali saccheggiano la capitale della cristianità. Nel 1527 i Turchi hanno aggredito l’impero di Carlo V sui Balcani e hanno vinto la Battaglia di Mohács nel 1526: una parte dell’esercito imperiale resta dunque impegnata a difendere la cristianità dai Turchi. Dentro l’impero è in corso una guerra armata fra protestanti, luterani e cattolici: era stata appena sedata una rivolta di contadini protestanti che aveva sconvolto gran parte delle campagne tedesche. Il Papa, anziché aiutare l’imperatore, che stava difendendo la cattolicità, si allea con gli Stati italiani per interessi di politica temporale nella politica: è per questo che si spiega l’irruzione militare di Carlo V, che la sua reazione è così incisiva da portare al saccheggio di Roma. Esso diventa un evento simbolico straordinario: anzitutto perché il Sacco di Roma dura settimane, il Papa si rinchiude a Castel Gandolfo, è prigioniero della sua stessa città; Roma non veniva saccheggiata dal VI secolo a.C., perché era la città del capo religioso d’Europa e il suo saccheggio rappresentava un’offesa enorme. Il saccheggio viene condotto da truppe imperiali in parte cattoliche, ma in maggioranza da soldati che avevano aderito alla riforma protestante: sembra essere una sorta di punizione divina, contro la Roma corrotta, che aveva suscitato l’indignazione di Lutero e di tanti altri riformatori. Per questo il 1527 rimane una data epocale: alcuni studiosi ritengono che con questa data finisca il Rinascimento, perlomeno in Italia, quell’epoca di splendore delle arti e delle scienze avviata sul finire del ‘300 con l’Umanesimo.

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