pexolo di pexolo
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X secolo - Situazione politica italiana


Il «regno italico» aveva grossomodo la stessa espansione del regnum Langobardorum, estendendosi dall’Italia settentrionale a quella del centro-sud, mentre in Sicilia c’erano gli Arabi e nelle altre regioni i Bizantini. La fine dell’impero carolingio comportò, nel regno italico, una nuova dialettica tra i poteri vecchi e nuovi, un precario equilibrio tra il regno e i poteri locali, in particolare i poteri signorili e le immunità degli enti religiosi. La definizione data da Tabacco della situazione politica italiana del X secolo come «anarchia politica», cioè come una prevalenza di interessi privati inseriti in una tenue idea di stato, non può essere accettata per il connotato negativo che si attribuisce a una realtà che vide affiorare soluzioni politiche del tutto originali. Questa fase è contraddistinta dalla conflittualità, dovuta alla mancanza di una discendenza diretta dai Carolingi, di quattro grandi famiglie, dotate di una solida base patrimoniale e clientelare, schierate su due fronti contrapposti: da un lato i signori di Spoleto e di Toscana, dall’altro quelli di Ivrea e del Friuli. Non riuscendo a prevalere l’una sull’altra, la casata spoletina e quella del Friuli (guidata da Berengario I) chiesero appoggi esterni: per due anni re d’Italia fu Rodolfo di Borgogna, per i successivi venti invece Ugo di Provenza, il cui controllo del territorio era garantito da famiglie di origine longobarda fortemente radicate a livello locale, che attuò una politica spregiudicata e violenta nei confronti dell’aristocrazia italica di origine carolingia. Morto il debole figlio di Ugo, Lotario, il titolo passò a Berengario II marchese d’Ivrea, che puntando al rafforzamento del suo potere fece rinchiudere in una fortezza Adelaide, vedova di Lotario. Adalberto Atto, da cui derivò l’importante dinastia dei Canossa, la liberò e sollecitò l’intervento di Ottone I re di Germania, che dopo aver sposato Adelaide per legittimarsi il potere non detronizzò Berengario ma gli fece comunque giurare fedeltà.
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