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Vicende di Roma nel X secolo

A Roma, all’inizio del X secolo, la situazione era particolare. Mentreil resto dell’ Italia era in mano alla più completa anarchia, La città aveva una sua vita autonoma, sotto l’egemonia dei conti di Tuscolo, fra cui si distingueva il senatore Teofilatto e sua figlia Marozia. Quest’ultima, per rafforzare la posizione propria e quella della casata di appartenenza si sposò successivamente con due grandi feudatari: il marchese di Toscana e il duca di Spoleto, facendo anche eleggere papa, il figlio Giovanni XI. Rimasta vedova, Marozia convolò in terze nozze con Ugo di Provenza, un altro grande signore feudale, il quale aveva l’obiettivo di acquisire l’eredità di Berengario I e quindi di diventare re d’Italia. Il progetto era molto ambizioso ed il giuoco politico era vasto: Ugo di Provenza, sposando la madre del papa contava di farsi incoronare imperatore , arrivando così a controllare Roma ed il Papato da quest’ultimo. Ma il progetto creò una forte reazione dell’aristocrazia romana, gelosa della propria autonomia: i Romani insorsero contro il dominatore straniero, sotto la guida di Alberico, un altro figlio di Marozia. Ugo di Provenza venne cacciato dalla città e Marozia con suo figlio, il Papa, furono incarcerati. Da parte sua Alberico costituì una sorta di principato indipendente con il titolo di Senator et princeps omnium Romanorum. La signoria di Alberico durò venti anni: egli riorganizzò l’esercito e riuscì ad assicurare la difesa del territorio in modo molto valido perché ricorse all’aristocrazia militare locale. Tuttavia, come la madre, egli cercò di trasformare il Papato in uno strumento finalizzato a raggiungere i propri obiettivi politici. Occorre però precisare che egli appoggiò, a volte anche con le armi, il movimento riformistico cluniacense, contro la corruzione di alcuni monasteri del Lazio che erano diventati covi di briganti gestiti da monaci ed abati compiacenti e dissoluti. Per rafforzare e legittimare il proprio potere, contro gli attacchi dei sovrani del regno d’ Italia, Alberico riprese i contatti con l’ Impero d’Oriente e se durante il suo regno Roma attraversò un periodo di relativa tranquillità, non fu così per l’ Italia in cui ad Ugo di Provenza e a suo figlio Lotario si opponeva un ulteriore candidato alla corona nella persona di Berengario II, marchese di Ivrea. Quest’ultimo, per sopraffare Lotario aveva intenzione di ricorrere all’aiuto di Ottone I di Sassonia, già padrone della Germania. Nel 951, Ottone I scese in Italia e sconfisse Berengario II ma si limitò a considerare il vinto come un vassallo, rinunciando quindi alla corona d’Italia. Quando Alberico morì, la sua stirpe fu continuata dal figlio, Giovanni II, nominato papa in giovane età e dalla condotta scandalosa. Contro Berengario II, egli chiamò il aiuto Ottone I che, sceso volentieri di nuovo in Italia, fece prigioniero l’avversario e fu incoronato imperatore dal Pontefici nel 962. In questo modo, tutta l’Italia dopo quasi 80 anni di anarchia, rientrava all’interno dell’unità imperiale.
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