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A Venezia la nobiltà non è feudale (conferita cioè dall’imperatore sotto forma di autorità accompagnata da un pezzo di terra, che a sua volte era data direttamente da Dio all’imperatore) e non è basata sui possedimenti, in quanto la prerogativa di questa città è basata sul commercio. Gestire il commercio voleva dire avere abilità organizzative legate al lavoro, che imborghesisce la nobiltà. Ma fra il ‘500 e il ‘700 i rampolli successori della nobilità creatasi dall’amore per il lavoro avevano perso il nervo dei loro predecessori. C’è una discendenza accomodata che viveva di rendita e fa parte del consiglio. Non sono più motori di sviluppo e non possono che essere di peso per la società.

Come si vede dai dipinti del Longhi, gli aristocratici vivevano in famiglie allargate e dopo una lenta colazione e un’abbondante belletto iniziano i loro studi di geografia o su libri altrove vietati nelle loro ben fornite biblioteche. Fra loro erano in gran voga i giochi di carte, così come gli svenimenti fra le signore.

Il ruolo di motori è preso dai nuovi borghesi che però non hanno che pochissime possibilità di entrare nel maggior consiglio, se non pagando. Da una parte vediamo nobili decaduti che possiedono titolo ma nessuna ricchezza, dall’altro i parvenu, che ansiosi di riscatto sociale ostentano le loro disponibilità. Fra questi, rari ma presenti, vanno segnalati anche i nobili che sono riusciti a mantenere un certo tenore e una certa autorevolezza e che facevano ancora da capitano di mar, rimettendoci a volte anche la pelle nella difesa del commercio e del lavoro nobile.

Successivamente i nobili si adattano ad un atteggiamento molto più accondiscendente, più in linea con la nobiltà lombarda.

Era diffuso fra le classi agiate che il marito di signore sposate pagasse un cavalier servente per farle accompagnare a banchetti e occasioni mondane. Questi personaggi erano barnaboti, ai quali il prestigio della casata non richiedeva di lavorare, ma le necessità e l’assenza di reddito li portava a fare i cicisbei, accompagnatori retribuiti in occasioni alle quali i mariti non desideravano partecipare. Questo è il sintomo di una società in declino, senza più il nerbo politico della classe nobiliare che le aveva permesso l’indipendenza.

I vari strati sociali erano molto coesi perché avevano un fine comune e che li portava al benessere, in quantità pure diversificata, ma che rendeva la città mediamente più prosperosa delle altre. Questo è il motivo per cui Venezia non vedrà mai una rivolta sociale

Il carnevale a Venezia è uno degli spettacoli ancora oggi più amati e spettacolari.

Sposalizio dal mare: il doge getta un anello prezioso in acqua

Parata storica

Urbanistica

L’urbanistica veneziana è fatta di case alte poiché si dispone di poco spazio e poggianti su una fitta intelaiatura di pali. La facciata che da sul canale è quella più ornata e al piano più alto troviamo l’altana, un terrazzo da cui si poteva goder del panorama e di un poco di sole

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