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Il termine “signoria”


Il termine “signoria” indica diverse forme di potere legate ad un’idea di dominio territoriale locale: non sono locali i due sommi “poteri universali” e nemmeno le monarchie (poteri territoriali, non universali, ma su un territorio molto ampio, che nel corso del tempo si configurerà come vero e proprio Stato territoriale e poi Stato nazionale), mentre il termine “signoria” rimanda alle signorie fondiarie e territoriali (un tipo di signoria rurale precedente, ma che indica sempre un dominio territoriale locale basato sul potere di un singolo, di un dominus). Per il fenomeno delle signorie cittadine si tratta sempre di un potere territoriale locale basato sul potere di un singolo, ma che nasce nelle successivamente nelle città, tutte passate attraverso l’esperienza comunale, cioè di un governo collettivo. C’è una tradizione storiografica che vede una contrapposizione netta fra governi comunali e signorili (cittadini), tanto che in passato si parlava di “Età dei comuni” e di “Età delle signorie”, come se esistesse una vera e propria distinzione a livello cronologico tra esperienza comunale e signorile (prima vengono i comuni e poi, in seguito alla loro crisi, sorgono le signorie). In realtà, le prime signorie nascono in contemporanea rispetto ai governi popolari; nel Duecento, in alcune città vediamo lo sviluppo del governo popolare, in altre la nascita di esperienze signorili. Inoltre, queste esperienze non nascono dopo la crisi dei comuni come qualcosa di esterno che s’impone sulla città in maniera violenta, ma dentro i comuni, l’affidarsi a un potere personale forte è visto dal comune stesso come una delle possibilità che ha di fronte e dalla quale può tornare indietro. «Erano proprio i contemporanei a non avvertire un’opposizione irriducibile tra una configurazione politica e l’altra, tra forme di governo signorili e comunali: tali opposizioni furono soprattutto il frutto di polemiche e di elaborazioni ideologiche poi radicatesi nelle convinzioni e nelle narrazioni degli storici» (sebbene tale condizione fosse già ben chiara al Villani, vissuto nel Trecento). In realtà, possiamo affermare che nell’alternanza tra forme di potere collettivo e personale molti contemporanei non avvertirono una netta distinzione (come nel caso di Cola di Rienzo), ma autori come il Villani l’avevano certamente già compresa.

Bibliografia

Le signorie cittadine in Italia, Zorzi

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