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Gli Stati e la Violenza

Ogni Stato pretende il “Monopolio Dell’Uso Legittimo della Forza Fisica”, ossia un qualsiasi Stato, attraverso i suoi governanti, funzionari, ufficiali o altre figure delegate da queste ultime, può ricorrere legittimamente all’uso della violenza, quindi all’uso della forza militare, per mantenere il controllo dell’ordine all’interno del proprio territorio e per garantire l’esecuzione delle leggi.

Non solo lo Stato, e quindi re, nobili o autorità, esercitava la Violenza, ma anche i fuorilegge, difatti la violenza era considerata il linguaggio del potere, a differenza di oggi, dove i soldi sono il potere.
Non esiste però la sola Violenza catalogabile come “aggressiva” e per finalità criminali, ma anche una Violenza Rituale.
In questo ambito ricadono atteggiamenti aggressivi regolati dal Codice dell’Onore; queste violenze avvenivano soprattutto come reazione ad offese portate all’onore, considerato all’epoca come un “Capitale Simbolico”.

Questa Violenza coinvolge anche le persone comuni, quindi non dei malviventi, che si trovano in risse o faide per la difesa del proprio onore; gli omicidi commessi in questi scontri venivano spesso tollerati dalle autorità.
Queste Risse o Faide solitamente si potevano concludere attraverso dei “Rituali di Pacificazione”, coordinati da personaggi importanti, come dei giudici, che servivano, appunto, a regolare i conflitti.

La Violenza tra civili inizialmente non veniva fronteggiata dalle autorità, solo dopo il XIV secolo queste decisero di aumentare interventi per limitare l’uso delle armi.

Di conseguenza si andò a sviluppare un altro fenomeno, il fenomeno del Duello, uno scontro combattuto da due persone che avveniva per cancellare un’offesa; solitamente il Duello veniva di nascosto alle autorità, perché anch’esso veniva considerato illegale.

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