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Le Repubbliche marinare

Durante il periodo feudale poche navi mercantili europee solcavano il mare. Il Mar Mediterraneo, in particolare, dopo la conquista araba della Spagna e delle regioni del Nord Africa, aveva perso il ruolo di ponte tra l’Europa e l’Oriente, perché frequenti incursioni di pirati saraceni lo rendevano un mare insicuro. A partire dai secoli X e XI , sulle coste mediterranee si verificò invece una forte ripresa dei commerci via mare. Tale ripresa fu promossa da alcune città , marinare italiane: Amalfi, Venezia, Pisa e Genova. Esse realizzarono accordi commerciali con i mercanti arabi per soddisfare le richieste europee di rare merci orientali, quali pietre preziose, spezie e avorio, tessuti di seta e cotone. Le merci dell’oriente venivano trasportate dagli Arabi mediante carovane di cammelli e cavalli fino ai porti del Mediterraneo. Qui nei fondachi, venivano vendute ai commercianti italiani. Quindi le navi delle città marinare le imbarcavano per poi trasportarle e rivenderle su tutti i mercanti europei. Ben presto le città marinare accumularono ingenti ricchezze e divennero potenti; si trasformarono in Repubbliche autonome, governate da armatori o da ricchi mercanti. I marinari italiani introdussero nell’arte nautica nuove tecniche già conosciute in Oriente, quali l’impiego di un timone centrale, posto a poppa, la bussola, di provenienza cinese, le vele latine triangolari e le prime carte nautiche. Fin dal X secolo, i mercanti amalfitani commerciavano con i porti della Grecia, dell’Africa e della Spagna, rivendendo merci pregiate soprattutto alla corte del Papa. I suoi marinari perfezionarono l’uso della bussola, proveniente dalla Cina. Un altro importante contributo dato da questa città furono le Tavole Amalfitane, nelle quali era stabilito il rapporto di lavoro tra armatori di navi, i marinari e i mercanti. Queste leggi per secoli regolarono i commerci e la vita sul mare del Mediterraneo. Intorno al 1100, la Repubblica genovese conquistò i territori lungo il porto e il controllo dei valichi per il commercio con l’entroterra padano. Dopo aver sconfitto Pisa, Genova fondò punti di appoggio per i suoi traffici nel Nord Africa e in Oriente. Inoltre conquistò la Corsica e la Sardegna. Si scontrò però con Venezia, con cui dovette ingaggiare una lotta per il predominio dei mari che durò più di un secolo. Furono i Genovesi, abili marinari e cartografi, a disegnare le carte nautiche del Mediterraneo e di altri mari. Pisa sviluppò i suoi commerci marittimi a partire dal XI secolo. La sua flotta dovette affrontare direttamente i pirati saraceni che infestavano le coste del Mar Tirreno con le loro incursioni. Per un certo periodo Pisa fu alleata con Genova, ma poi fra le due città marinare scoppiò una forte rivalità per il dominio del Mediterraneo culminata nel 1284 con la battaglia della Meloria. Pisa fu confitta e la sua potenza marinara si avviò al declino. La più fortunata delle Repubbliche marinare italiane fu Venezia, fondata sugli isolotti della laguna. I traffici si svilupparono quando Venezia occupò alcune città sull’Adriatico ed estese i suoi rapporti con l’Oriente. In breve essa divenne padrona dell’Adriatico e strinse accordi commerciali con l’Impero bizantino. La flotta veneziana era immensa: tremila barche, trecento navi e quarantacinque galere, più di trentamila marinai.

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