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Federico II rappresenta l’ultimo imperatore col progetto di un impero universale. Il suo regno è stato caratterizzato dal cosmopolitismo, ovvero dalla tolleranza verso il diverso, anche in ambito religioso. Infatti Federico scese anche a patti con i musulmani per fare giungere i Cristiani a Gerusalemme. Durante il papato di Innocenzo III, che era stato suo tutore, si dimostrò obbediente al volere della chiesa, che confermó anche al suo successore Onorio, il quale lo incoronó imperatore, dopo che ebbe lasciato come correggente suo figlio Enrico in Germania.
Infatti lui voleva rendere la Sicilia il vero centro del suo impero, e in generale il Meridione italiano, tanto da fondare l’università di Napoli e la scuola siciliana, per circondarsi di poeti e sapienti. Era favorevole a uno stato centralizzato, e per questo lottó contro i feudi, aumentó le tasse per finanziare la pubblica amministrazione e costituì un esercito mercenario.

È ricordato anche per le cosiddette “costituzioni di Melfi“, dove affermava l'uguaglianza di ogni suddito di fronte all’imperatore. Tuttavia le città del nord Italia reclamavano continuamente i loro poteri, e infatti si scontrarono nella battaglia di Cortenuova, vedendo la vittoria Federico. Le città tuttavia si allearono con il papato, e infatti il papa convocò un concilio e fece deporre l’imperatore. Federico venne sconfitto due volte in Italia mentre veniva nominato un altro imperatore in Germania dai feudatari e morì poco dopo. Gli succedette il figlio Manfredi, senza tuttavia mai riuscire a imporre la sua autorità e infatti il papa assegnó il regno delle due Sicilie a Carlo d’Angiò, che sconfisse Manfredi a Benevento. La popolazione si ribellò con i vespri siciliani, che grazie all’intervento di Pietro III di Aragona provocò la scissione in regno di Napoli (angioino) e Sicilia (aragonese).
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