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Processo di cristianizzazione dell'Europa

Il processo di «cristianizzazione», ossia di riunione sotto un’unica fede, che interessò popoli sia interni che esterni all’Impero avvenne, in maniera non lineare temporalmente né omogenea territorialmente, per due principali strade. Una istituzionale, ecclesiale, per cui furono i monasteri a farsi promotori di un’evangelizzazione che interessò le campagne immediatamente limitrofe, quindi sotto il diretto controllo del vescovo. Una individuale, per cui protagonisti furono singoli monaci e le loro attività missionarie nei confronti di popolazioni rurali ai confini dell’impero o fuori. L’esito di tale processo fu la formazione di un’Europa accomunata da un universo di valori comuni, mediati dal linguaggio religioso.

Chiesa, città, diocesi


Con l’affermazione dell’impero, venuto meno il valore del singolo uomo, si avvertì l’esigenza (corrisposta dalla religione cristiana) di offrire una possibilità si salvezza all’individuo. Dal I al III secolo, quando le prime comunità cristiane cominciarono a organizzarsi, in esse era già presente un’organizzazione gerarchica che separava i diaconi dai sacerdoti e dal vescovo. Perciò si comprende come mai nel IV secolo Teodosio, con l’editto di Tessalonica (380), ne fece la religione di stato: la religione cristiana appariva un eccezionale strumento per assicurarsi il disciplinamento delle masse urbane e una razionale organizzazione dei culti. Col passare del tempo le gerarchie ecclesiastiche, che fin dal principio avevano trovato adesione nella classe aristocratica, assunsero grande autorevolezza fino a costituire, dopo la caduta dell’impero, una forma di governo supplementare a quella imperiale.

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