Abbazia di Cluny


Nel pellegrinaggio che capitava a Cluny, in Borgogna, l'abbazia benedettina doveva senza dubbio suscitare una grande impressione. All'epoca del suo massimo splendore, infatti, il monastero vantava la chiesa più grande d'Europa: 187 metri di lunghezza, cinque navate, 300 finestre e cinque campanili.
Circondata da boschi, colline e vigneti, il territorio su cui sorgeva era stato donato ai monaci benedettini dal duca Guglielmo d'Aquitania, in cambio di preghiere per sé e i propri familiari.
Sorta nel 910, ampliata nella seconda metà del secolo e finita alla fine dell'XI secolo, l'abbazia, con la sua costellazione di dipendenze, divenne presto il centro spirituale più importante d'Europa e la guida illuminata del monachesimo occidentale. Lo stemma che la rappresentava era rosso, con due chiavi d'oro incrociate, che simboleggiavano i Santi Pietro e Paolo, a cui era consacrata l'abbazia, attraversate da una spada in posizione verticale, a lama d'argento ed elsa d'oro.

La sua struttura appariva simile alle contemporanee ville-fattore delle zone dove l'influenza dell'impero romano era ancora predominante e si presentava come una produttiva autosufficiente.
I monaci erano dediti a lavori vari, fine copiare i libri, ornarli con miniature, dipingere su vetro, occuparsi di oreficeria e di cesellatura, oltre che impegnarsi nella coltivazione di prodotti agricoli.
Sotto la guida dell'Abate, sostituito all'occorrenza dal Gran Priore, ognuno aveva compiti ben precisi da svolgere: il monaco tesoriere era incaricato della contabilità , il vivandiere di occupava delle provviste di cibo, il conestabile era intricati delle scuderie, il sacrestano era addetti al suono delle campane e alla confezione delle ostie per la comunione, l'erborista curava le erbe medicinali e aveva anche il ruolo di medici della comunità, e così via. La regola cluniacense aumentò, rispetto a quella benedettina precedente, il tempo che doveva essere dedicato alla preghiera, anche notturna; quando non pregavano, i monaci erano tenuti in silenzio e comunicavano tra loro solamente con i gesti.
I pasti erano frugali e anch'essi consumati in silenzio, mente uno dei monaci, a turno, leggeva passi tratti dai testi sacri. Si trattava dunque di una vita austera, che doveva essere. Contemporaneamente da esempio e da sprone a tutti coloro che all'epoca avevano abbracciato la vita religiosa in un periodo in cui la Chiesa soffriva per la corruzione e l'eccessivo attaccamento agli interessi economici e politici.
Da Cluny partì inoltre il rinnovamento di alcune formule di adorazione e di riti sacri, allo scopo di coinvolgere maggiormente i fedeli durante le cerimonie sacre.

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