pexolo di pexolo
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Dai Merovingi ai Carolingi

Alla morte di Clodoveo (511), che spartì il regno fra i suoi quattro figli, il regno franco fu attraversato da una forte conflittualità, ma questo non fu sufficiente a farne venire meno l’unitarietà, tanto che nel giro di pochi decenni i Franchi sottomisero nuovi territori. L’aristocrazia visse un processo di inurbamento in importanti centri urbani, il che la portò ad una progressiva integrazione con l’aristocrazia gallo-romana, rappresentata spesso dai vescovi, che trasmisero al regno franco pratiche di potere e strutture amministrative di tradizione romana. Sebbene per breve tempo Clotario I fosse riuscito ad assumere il controllo di tutto il regno, alla sua morte esso fu pervaso da lotte intestine fa i suoi figli, in cui giocò un ruolo importante anche una donna, Brunilde, vedova di Sigiberto, uno dei pretendenti al trono. Ma l’affermazione di un altro ramo dinastico, che portò al potere Clotario II, comportò il violento assassinio di Brunilde, simbolo di una svolta definitiva nella politica franca, sempre più orientata verso il Mediterraneo. Clotario II rafforzò l’organizzazione politico-amministrativa, articolando l’impero in tre regni regionali (Austrasia, Neustria e Burgundia), i cui principali funzionari erano designati dal maestro di palazzo (o maggiordomo), carica a cui Clotario II diede nuovo vigore. Negli stessi anni due famiglie vivono un’ascesa politica che le rende le più influenti dell’aristocrazia franca, cioè le famiglie di Arnolfo (vescovo di Metz e precettore del figlio dell’imperatore) e Pipino il Vecchio (maggiordomo), che una volta legate insieme da un’alleanza matrimoniale diedero vita, a seconda dell’elemento della famiglia divenuto capostipite, a lignaggi come gli «Arnolfingi», i «Pipinidi» e i «Carolingi». Tanto era il loro peso che la carica di maggiordomo divenne praticamente ereditaria e grazie all’enorme patrimonio fondiario di cui potevano disporre poterono crearsi delle clientele militari con cui determinare le prerogative dei re merovingi. La vittoria di Carlo Martello (ovvero piccolo Marte) sugli Arabi a Poitiers nel 732 segnò un punto di non ritorno: esso fu il preludio della deposizione del sovrano merovingio e l’ascesa dei Carolingi che, per legittimare l’atto e il diritto alla propria dinastia, crearono un forte legame con la chiesa, tanto che Pipino si fece consacrare con l’olio santo da Bonifacio, un monaco sassone. Per rafforzare ulteriormente la propria posizione, alla corte di Pipino il Breve cominciarono ad essere composte opere di damnatio memoriae nei confronti dei sovrani merovingi, denigrati e definiti come «re fannulloni».

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