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La Germania dall'anarchia feudale alla dinastia dei Sassoni


Dopo la disgregazione dell'Impero carolingio, la forte autonomia acquisita dai feudatari tedeschi diede luogo a un periodo di anarchia, che però non fece tramontare l'idea del Sacro romano impero. Dopo la deposizione (887) dell'ultimo sovrano carolingio Carlo il Grosso, in Germania si erano affermati i cinque ducati (Sassonia, Franconia, Baviera, Lorena, Svevia) che avevano il diritto di eleggere il sovrano. Nel 919 fu eletto Enrico I l'Uccellatore che diede inizio a una nuova dinastia imperiale: la dinastia di Sassonia.
Morto Enrico, fu il figlio Ottone I (936-973) a ricevere nel 962 da papa Giovanni XII la corona imperiale. Il primo grave problema che Ottone I dovette affrontare fu quello relativo all'ereditarietà dei feudi. La questione non era di facile soluzione. Com'è noto il feudo era concesso al feudatario a titolo vitalizio. In teoria, dunque, alla morte del vassallo, il feudo doveva tornare al signore (re o imperatore): solo a lui spettava la nomina di un nuovo feudatario. In pratica, però, i feudatari cercavano di trasmettere i loro feudi in eredità ai figli. I primi a ottenere questo diritto furono i grandi feudatari, i possessori dei feudi maggiori. Infatti, nell'887, con il Capitolare di Quierzy Carlo il Calvo aveva accolto la loro richiesta. Per limitare il potere dei feudatari, Ottone I prese allora ad affidare i feudi a dei vescovi, comunemente definiti vescovi-conti. In questo modo Ottone I otteneva un duplice risultato: in primo luogo, poteva selezionare le persone più adatte a questa carica; in secondo luogo, nel momento della morte dei vescovi-conti, il feudo ritornava nelle sue mani, in quanto i vescovi erano vincolati al celibato e questo impediva loro di trasmettere il feudo in eredità a eventuali figli.

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