Video appunto: Medioevo - Assemblee rappresentative

Le Assemblee rappresentative



Un'evoluzione si verificò nella rappresentanza politica. Se agli inizi del ‘200 l’assemblea generale aveva i caratteri di un’assemblea feudale, non solo ai rappresentati feudali si aggiunsero i rappresentanti delle città e dei borghi, ma queste tre categorie vennero a far parte di un Parlamento mediante procedura elettiva, non più per scelta discrezionale dello sceriffo.
Va comunque sottolineata la natura prevalentemente giurisdizionale del Parlamento, dove le disposizioni approvate erano assimilabili a decisioni giudiziarie con validità estesa e permanente. La ricerca di danaro per le guerre e le spese del regno, quindi la necessità per Enrico III di estendere l’alveo dei contribuenti dai quali poter ottenere risorse, dovendoli pertanto coinvolgere nelle decisioni sui tributi, colloca il regno inglese alle origini del sistema europeo della rappresentanza politica di decidere sulla guerra e nuovi tributi. In queste materi l’imperatore aveva l’iniziativa, ma occorreva comunque il consenso dell’assemblea dei ceti. Analogo ordinamento si ritrova all’interno dei singoli principati territoriali.

L’assemblea dei Land comprendeva in collegi distinti, i nobili, i prelati e i rappresentanti delle città imperiali. In Inghilterra, il Parlamento ereditava dal medioevo una composizione bicamerale in cui alla Camera dei Lords (alta aristocrazia, vescovi) – si accompagnava una Camera dei Comuni, dove erano rappresentate le 37 contee, le città e i borghi del regno. Contee, borghi e città, eleggevano – non di rado con l’intervento determinate dello sceriffo – i propri rappresentanti. Il diritto di voto era riservato ai proprietari con un reddito di almeno 40 scellini – era escluso chi aveva terreni in concessione.