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Dal medico monaco al medico laureato

In un’epoca di arretratezza scientifica come il Medioevo, la cura delle malattie e il mantenimento della salute rappresentava un problema estremamente serio. In un primo tempo, la pratica medica e chirurgica furono appannaggio dei monaci. Ciò nasceva sia dalla vocazione caritatevole dei monaci, ossia dal dovere di ospitalità misericordiosa che discende dal credo cristiano, sia dal loro grado di istruzione, maggiore rispetto a quello di gran parte della popolazione.
Presso i monasteri sorsero delle specie di Istituzioni ospedaliere, nelle quali trovavano rifugio i malati. C’erano un' infermiera, una sala per i malati gravi, un erbario per coltivare le piante medicinali. In alcuni casi vi erano due sale, una per i malati poveri e l’altra per i pellegrini. Chi praticava la medicina nei monasteri? La risposta non è facile perché la situazione poteva variare da caso a caso. Di alcuni documenti dell’epoca carolingia si scopre per esempio che in Francia vi erano monasteri come quelli di Saint Requier e Corbie, dove vi erano tre monaci che si dedicavano ai servizi di infermeria, aiutati da due inservienti e da due medici laici. Si trattava di monasteri che avevano un particolare orientamento medico. Le cure disponibili si basavano sulla conoscenza delle proprietà farmaceutiche di alcune piante, su una chirurgia rozza e su pratiche particolari come il salasso, che aveva lo scopo di far uscire le impurità presenti nel corpo tramite dei cavi da cui scaturiva il sangue, e i clisteri. Non si trattava di pratiche casuali, ma basate su un sapere empirico.

Le cure del corpo andavano di pari passo con le cure dell’anima: i monaci medici imponevano le preghiere e il bacio alle reliquie. Come si è detto, i farmaci usati erano perlopiù estratti di erbe: dalla viola si ricavava un unguento utile per curare gli occhi, l’Ortica giovava allo stomaco, la menta era un digestivo consigliato per cibi pesanti come la carne, i garofano erano usati contro i tumori all’intestino. Nella rivoluzione economica che caratterizzò il basso medioevo e portò alla nascita della figura del mercante, nacquero anche ospedali sovvenzionati da uomini e ricchi che in questo modo volevano riscattare i tanti peccati legati alla loro attività. Si trattava di strutture aperte in realtà a tutti gli indigenti, non solo se malati.

Pare che l’ospedale del Brolo, a Milano, ospitasse nel XIII secolo più di cinquecento malati. È in questa stessa epoca che nacque una vera e propria disciplina medica, quando la medicina divenne una disciplina delle università. Restò comunque una distinzione importante tra il medico e il chirurgo, figure destinate a fondersi secoli dopo. Entrambi però erano dei professionisti ben pagati. I medici si fregiavano di un sapere appreso prevalentemente sui libri, i chirurgi di un’arte appresa dai grandi maestri. A metà strada tra studio teorico e pratica si collocò la scuola salernitana, che univa allo studio dei classici la preparazione dei farmaci e l’attenta analisi dei malati, a partire da un ispezione delle urine.

Un altro grande centro medico fu Montpellier, lungo la costa mediterranea della Francia. La crescita della medicina a Montpellier dovette molto non solo alle conoscenze accomunate dai monaci ma anche alla medicina ebraica.

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