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I liberi comuni italiani

Vivere nelle città voleva dire liberarsi dei vecchi vincoli feudali (pedaggi, tasse) conquistando l’autonomia economica; ma voleva dire soprattutto lottare per ottenere l’autonomia politica, cioè il diritto di governarsi da soli senza sottostare al potere dell’Impero o della Chiesa. Fu così che a partire dal XII secolo molte città dell’Italia centro-settentrionale si dotarono di propri organi di governo (Assemblee generali o Parlamenti e Consoli) e i costituirono in liberi Comuni. Queste città dovettero poi lottare a lungo e aspramente contro gli imperatori tedeschi che cercavano di limitare la loro libertà. I comuni italiani e il “Barbarossa”: La lotta ebbe inizio quando l’imperatore germanico Federico di Svevia, detto il Barbarossa per il colore della sua barba, scese in Italia e nella Dieta (riunione, assemblea) di Roncaglia (1158) annullò tutte le autonomie conquistate dai Comuni. Poiché alcune città si ribellarono, come risposta il Barbarossa incendia Milano e ne distrusse le mura. Si formò allora la Lega Lombarda, alla quale aderirono ben 22 Comuni, che a Pontida (vicino a Bergamo) giurarono di difendere con le armi la loro libertà. Nel 1176, nella battaglia di Legnano, i soldati della Lega affrontarono l’esercito imperiale in una grande battaglia campale e riportarono una clamorosa vittoria. La libertà delle nostre città era salva: nella successiva pace di Costanza (1183) l’imperatore riconobbe la completa autonomia dei liberi Comuni italiani. In ogni grande città o piccolo Comune italiano ci sono piazze, cattedrali, torri o strette vie dei centri storici che risalgono al periodo dei Comuni.
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