Video appunto: Arti notarili

Le arti notarili



A partire dalla seconda metà del XII sec. nei documenti privati, si comincia a notare una profonda differenza rispetto al passato. Non è più solo la presenza di testimoni a dare all’atto notarile il valore probatorio, ma è proprio e soltanto la presenza delle formalità previste nell’atto (istrumentum) e la sottoscrizione del notaio.
È l’atto notarile in sé a fare piena prova, senza la necessità di convocare i testimoni o il notaio stesso. Questa fondamentale innovazione si impose per forza propria, prodotto creativo della consuetudine. Il livello legislativo e quello dottrinale intervennero solo in un secondo momento, decretando la valenza probatoria della pubblica fede, che scaturisce dall’atto notarile, considerato atto pubblico. Le conseguenze di questo riconoscimento furono incalcolabili: la certezza dei rapporti giuridici trova in questo un punto di riferimento essenziale. Il valore probatorio dei negozi privati si prolunga nel tempo, al di là della vita dei testimoni e del notaio stesso. Inoltre si riconosce precocemente che un atto notarile possa venir presentato direttamente al giudice da una delle parti allo scopo di ottenere immediata esecuzione di quanto in esso promesso.

Gli atti rogati acquisiscono un valore direttamente esecutivo. Intorno alla metà del XII sec. i notai annotavano in ordine cronologico, su un proprio registro con pagine numerate, ogni negozio da loro rogitato, per poi redigere in un secondo momento l’atto in bella copia su pergamena, destinato alla parte che glielo aveva richiesto. Tale registro, nel quale comparivano in forma abbreviata, tutti gli estremi dell’atto, prese il nome di imbrevitura. Essa forniva la possibilità, in ogni momento, di verificare la corrispondenza tra un atto singolo con i testi originari ordinati in serie di quel notaio, permettendo di trarre nuove copie autenticate. Sempre in quegli anni, la nuova realtà dei comuni, a conferma della propria autonomia, procedeva a creare notai indipendentemente dall’autorizzazione o dalla delega imperiale. Tale legittimazione, diretta o indiretta, quando vi fu, costituì un elemento di un processo di nomina e controllo delle professioni che aveva nei comuni e nelle corporazioni di notai i suoi fulcri.