Video appunto: Innocenzo III – Rapporti con l’Impero

Innocenzo III



Innocenzo III si chiamava Lotario, conte di Segnim ed era nato ad Anagni, non lontano da Frosinone nel 1160. La sua famiglia di origine comprendeva molti uomini d’arme e anch’egli aveva un carattere energico, deciso e coraggioso tipico di coloro che sono abituati a combattere.
Il papa Clemente III era suo zio e nel 1190 nominò cardinale il nipote.
Quando nel 1198 morì Celestino III, il collegio cardinalizio non esitò a eleggere Lotario dei Segni, poiché c’era bisogno di qualcuno molto sicuro di sé, in grado di opporsi alle minacce dell’Imperatore del Sacro Romano Impero.
Fermamente convinto che la missione di guida su tutti spettasse di diritto al Papa, una volta consacrato, si mostrò subito attivo e inflessibile: ottenne che il popolo gli prestasse giuramento di fedeltà ed anche il prefetto di Roma, Pietro di Vico, giurò fedeltà ad Innocenzo III invece che all’Imperatore di cui, però, era il rappresentante.
Lo scopo del nuovo papa era di imporre la propria autorità su tutta l’Europa e fare in modo che tutti lo riconoscessero come guida da seguire e a cui appoggiarsi per ottenere aiuto, giustizia e autorità.
Nel frattempo, a Messina, era morto Enrico IV, figlio di Federico Barbarossa che aveva lasciato un bambino di tre anni di cui Innocenzo fu ben felice di assumere la tutela. In Germania i nobili non volevano assolutamente riconoscere come successore un ragazzino ed cominciarono ad infuriare le lotte per la successione fra Filippo di Svevia, fratello di Enrico IV e Ottone di Brunswick, figlio del più grande feudatario tedesco. Entrambi i contendenti chiesero al papa di essere riconosciuti come successori e Innocenzo vide in questa richiesta il riconoscimento del suo diritto ad intervenire nella politica. Innanzitutto scartò dal diritto di successione il suo protetto, Federico di Sicilia, perché temeva che il Sud dell’Italia, compresa la Sicilia, si unissero alla Germania. Scartò anche Filippo perché appartenente ad una casata da tempo nemica del Papato e scelse quindi Ottone che dava maggiori garanzia di sottomissione al potere papale. Filippo di Svevia si oppose, ma nel 1208 fu assassinato.
Salito al trono, Ottone di Brunswick – diventato Ottone IV - fu incoronato imperatore dallo stesso Papa a cui fece tutta una serie di promesse, fra cui ritiro dell’esercito dalla penisola italiana e la non intromissione nell’elezione dei vescovi tedeschi. Tuttavia, una volta eletto, non mantenne alcuna promessa, anzi esercitò il potere in modo ancora più autoritario ed occupò i territori della Chiesa e l’Italia meridionale.
Come reazione, Innocenzo III gli lanciò la scomunica; in questo caso, i feudatari non avevano più l’obbligo di ubbidire al loro signore scomunicato per cui la decisione del papa fu la causa di lotte dei nobili tedeschi contro Ottone.
La mossa successiva di Innocenzo III fu di far proclamare imperatore Federico II da parte un gruppo di signori contrari a Ottone. Così, Federico II, a soli 18 anni, nel 1212, giurò fedeltà al papa e, dopo essere sbarcato a Genova, attraversò la Lombardia per recarsi in Germania dove tutti i vescovi gli fornirono aiuti e armi.
Due anni dopo, nel 1214, nella battaglia di Bouvines, Ottone fu sconfitto da un’alleanza orchestrata da Innocenzo III e formata da Federico II e da Filippo Augusto re di Francia.La sconfitta comportò la deposizione di Ottone IV. Quanto a Federico II, egli si sdebitava nei confronti del papa con la solenne dichiarazione di Eger. Con tale documento, chiamato anche Bolla di Eger, Federico promise di tenere separate le corone di Sicilia e di Germania e di indire una crociata in Terrasanta, per far contento il Papa.
Resta comunque il fatto che il Papa aveva raggiunto il suo obiettivo politico: quello di esercitare il suo potere spirituale sulla Germania e su tutto il resto dell’Europa.
Ma la promessa non fu mai mantenuta. Veramente, dopo tante sollecitazioni, alla fine Federico II si decise, ma il papa morì a Perugia nel 1216, mentre si stava recando nell’Italia settentrionale per curare personalmente la spedizione.