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Le incursioni degli Ungari

Verso la fine del IX secolo l’arrivo in massa dei Magiari (o Ungari) – popoli nomadi di stirpe ugro-finnica, proveniente dalla regione dei Monti Urali – sconvolse i confini orientali dell’Europa. Apparsi lungo il fiume Dnepr- che costituiva la via commerciale sulla quale viaggiavano le pellicce del Nord, nonché il miele e la cera delle foreste russe – gli Ungari si insediarono nelle pianure del medio Danubio; da lì, poi, riuscirono a compiere razzie in Germania, in Francia (anche a Parigi) e persino in Italia, per circa un secolo. Le loro incursioni – come raccontano le cronache si accompagnavano a carneficine e distruzioni.
In Italia gli Ungari comparvero intorno all’899, ma in seguito penetrarono a più riprese nella penisola: nel 924 misero a ferro e a fuoco Pavia e in altri momenti riuscirono a spingersi fino nel Lazio e nella Puglia. Le razzie ungare erano tanto più gravi perché concomitanti con quelle dei Saraceni da Sud e dei Vichinghi da Nord. Solo nel 955 Ottone I di Germania affrontò gli Ungari nella pianura di Lechfeld e li sconfisse. La battaglia di Lechfeld è stata spesso indicata come l’evento che pose fine alle scorrerie ungare; in realtà fu soprattutto la creazione di due “marche” a far rallentare e quindi definitivamente cessare le loro razzie: una delle due marche, detta “orientale” (Oest, “Est”) avrebbe dato origine all’odierna Austria (Oesterreich). Ripiegati in Pannonia, allora, gli Ungari vi si insediarono definitivamente e da loro la regione prese il nome di “Ungheria” .

Nel 996/997 il capo ungano Vajk si convertì al cristianesimo per sposare una principessa bavara; nel 1000 venne incoronato re, cingendo una corona che gli era inviata in dono da papa Silvestro II e mutò il proprio nome in quello di “Stefano” (dal greco, “incoronato”); più tardi, nel 1083, sarebbe stato persino proclamato santo.
Così gli Ungari entrarono a far parte del sistema politico europeo: ciò che era stato un pericolo divenne, in ultima analisi, un fattore di rafforzamento e il segno di una rinata vitalità del sistema politico della nuova Europa che si stava plasmando.

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