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L’ idea di crociata

Le crociate sono un importante evento della storia medievale intorno a cui possediamo oggi informazioni precise e una ricostruzione attendibile. Il mito che su di esse è stato costruito è andato però ben al di là del loro significato storico. Oggi il concetto di crociata viene usato spesso, nel bene e nel male, facendo riferimento a quel mito, piuttosto che alla realtà storica dell’ evento che dovrebbe descrivere. La parola crociata viene usata in casi molto diversi fra loro, associando ad essa il significato di azione pubblica promossa per scopi sociali, politici, religiosi, morali e simili, ma sembra evidente che si tratta di iniziative in cui è particolarmente forte la carica morale e religiosa e chi se ne fa promotore si sente legittimato da valori riconosciuti e condivisi. Le spedizioni armate verso le regioni della Siria e della Palestina, a cui la successiva tradizione storiografica diede il nome di crociate, si verificarono a partire dalla fine dell’ XI secolo nel contesto di una generale espansione che interessava a quell’ epoca tutto l’ Occidente medievale. I cavalieri e le masse di fedeli che rispondevano all’ appello del papa e si recavano al pellegrinaggio armato in Terrasanta, non diversamente dai sovrani dei regni settentrionali della penisola iberica impegnati nella reconquista e dei Cavalieri teutonici che combattevano gli slavi pagani nelle “ crociate del Nord ”, erano sinceramente spinti dal sentimento religioso. Ma le ragioni che diedero a quel sentimento forza e determinazione sufficienti per realizzare estese spedizioni militari vanno ricercate nella grande spinta demografica che si registrava in quegli anni e nella rinnovata forza economica dell’ occidente a lungo costretto, nei secoli precedenti, in una posizione marginale e subalterna nel mondo mediterraneo. Partirono dunque a migliaia, dietro al simbolo della croce, mossi da un sentimento in cui la pietà religiosa, il desiderio di conquista e lo spirito di avventura si saldavano insieme. “ Per coloro che incontreranno la morte in battaglia contro gli infedeli, vi sarà l’immediata remissione dei peccati ”, ecco la promessa che i cronisti attribuiscono al papa. La cosa non è inverosimile: erano sempre associate le indulgenze, soprattutto a quello in Terrasanta e soprattutto se compiuto in condizioni eccezionali nelle quali ai gravi pericoli del viaggio si aggiungevano quelli della guerra. In questo caso poi si trattava di una guerra voluta da Dio e combattuta nel suo nome. La crociata è dunque una “ guerre santa ” ed ha un effetto salvifico su chi la combatte. Questo è quanto afferma la tradizione estendendo la stessa definizione anche ai conflitti dei secoli passati. È questo il caso di un grande mito medievale, destinato ad avere una lunghissima e gloriosa fortuna nelle età successive: quello di Orlando e degli altri paladini di Carlo Magno caduti anch’ essi per mano dei perfidi musulmani. In realtà gli unici fondamenti attendibili della battaglia di Roncisvalle riferiscono di uno scontro avvenuto nell’ estate del 778 su quel valico dei monti Pirenei.

Appena prendiamo contatto con il mondo islamico ci imbattiamo nel gihad ovvero “ la guerra santa contro gli infedeli ”. ma questa traduzione ha il difetto di attribuire a un concetto di significato complesso un’ unica interpretazione, peraltro coincidente con quella affermata dai gruppi odierni del radicalismo e del fondamentalismo islamico. Molti studiosi, dopo aver osservato che quella di “ guerra santa ” è un’ idea nata nell’ occidente cristiano e impropriamente applicata al mondo islamico cui è del tutto estranea l’ idea stessa di santità, sottolineano che quella militare è soltanto una delle interpretazioni del gihad e che esso indica prima di tutto uno sforzo in senso morale nel rispetto della fede e dei suoi obblighi. D’ altra parte non si può certo affermare che la religione musulmana sia pacifista: il suo iniziatore, Maometto, è senza dubbio un “ profeta armato ” e il messaggio da lui predicato è stato imposto sulla punta delle spade alle tribù arabe politeiste che abitavano la Mecca nel VII secolo. Inoltre i concetti di guerra e di pace hanno indubbiamente avuto un particolare rilievo per la tradizione musulmana secondo cui il mondo intero si mostra diviso in due parti: la “ Casa dell’ Islam ”e la “ Casa della guerra ” che è fisicamente abitata dai popoli non ancora convertiti e verso i quali esiste pertanto una condizione non pacificata di guerra potenziale. Ma secondo molti teologi e giuristi musulmani bisogna dare alla guerra contro i nemici di Dio il senso generale di lotta contro il male e l’ ingiustizia, tanto nel mondo quanto nel cuore di ogni uomo. Insomma gli appelli alla violenza presenti nel Corano o attribuiti a Maometto, una volta separati dal contesto storico in cui sono stati per la prima volta enunciati, acquisterebbero il senso figurato di quelli, non meno bellicosi, del Dio biblico o del “Dio degli eserciti ” a cui fa riferimento la preghiera cristiana. Da questo punto di vista i gruppi terroristici arabi che hanno reso negli ultimi anni tristemente famosa la parola jihad associandola ai loro attacchi se ne sarebbero indebitamente appropriati richiamandosi ad una concezione superata da secoli.
La guerra è prima di tutto una metafora della lotta morale che si combatte contro il male nel nome di Dio, resta il fatto che nella storia dei rapporti fra il mondo cristiano e quello dell’ Islam le guerre sono state frequenti e per niente metaforiche. Se c’ è un mito ricorrente nella memorialistica araba questo riguarda se mai la città di Costantinopoli, preda ambita e irraggiungibile su cui si appuntarono per secoli i sogni dei condottieri musulmani fino a quando essa cadde, finalmente, nelle mani di Maometto il Conquistatore, e divenne la capitale dell’ impero ottomano ( 1453 ). Le crociate sono diventate un mito negativo in tempi recenti, quando, nel clima del risveglio nazionalistico che ha caratterizzato il mondo arabo islamico nel XX secolo, esse sono state interpretate come un tentativo ante litteram di assalto imperialista da parte dell’ Europa. Nei recenti conflitti, in cui sono stati coinvolti paesi e movimenti politici musulmani, i guerrieri medievali che combatterono in difesa dell’ Islam sono stati spesso presi come modelli da seguire: a loro si è ispirato Saddam Hussein, pur essendo tutt’ altro che un pio religioso. Nel mondo cristiano occidentale l’idea di crociata, è stata tenuta viva dalla presenza dell’ Impero Ottomano lungo il confine sud – orietale dell’ Europa e dalla minaccia a lungo rappresentata dai pirati saraceni che attaccavano le navi sulle rotte del Mediterraneo e compivano scorrerie a danno delle città costiere. Il sogno di vedere i principi cristiani vincitori nel nome della fede sembrò realizzarsi nel 1571 quando una coalizione di forze europee, che avevano raccolto l’ appello del papa Pio V, sconfisse la flotta ottomana al largo di Lepanto. Ma più di un secolo dopo, nel 1683, i turchi erano ancora militarmente così forti, almeno nella terraferma, da mettere sotto assedio la città di Vienna. Tenuto vivo dal confronto con l’ Islam, il nemico di sempre, lo spirito della crociata venne evocato ogni volta che l’ occidente cristiano si trovava a combattere in difesa del suo sistema di valori. In questa accezione la parola crociata è entrata nel nostro odierno vocabolario, con una frequenza tanto maggiore quanto più forte è stato lo scontro ideologico. Esemplari sono stati in Italia gli anni del dopoguerra, quando la rivalità fra le forze politiche socialiste e comuniste e quelle di ispirazione cattolica era resa più aspra dalle tensioni internazionali della cosiddetta “ guerra fredda ”. In quegli anni, in occasione dell’ anno Santo ( 1950 ) fu bandita la “ crociata del grande ritorno ” con la quale si invitavano i convertiti allontanatisi dalla fede a recarsi a Roma per celebrare insieme la Pasqua. Con gli stessi ideali religiosi si propose nella primavera del 1952 “ la crociata per un mondo migliore ”, protesa al rinnovamento religioso della città di Roma ma ideata in realtà per spronare i cattolici in vista delle elezioni amministrative del maggio seguente.

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