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La forte crescita demografica costrinse le autorità cittadine ad ampliare le cinte murarie per reperire nuovi spazi dove costruire abitazioni, botteghe. Per regolamentare l’espansione edilizia, le autorità cittadine inserirono all’interno degli statuti cittadini alcune rubriche che fornissero indicazioni circa la tipologia degli edifici, le distanze tra le case, la dislocazione dei laboratori artigianali.
La mancanza di igiene era una delle caratteristiche delle città del XIV secolo. Solo poche possedevano una rete fognaria. Anche nelle abitazioni dei più ricchi le condizioni igieniche erano precarie. Le camere da letto solo di rado erano individuali e in un unico letto potevano dormire più persone. L’acqua non era corrente e doveva essere recuperata nei pozzi; non vi erano bagni, così come non c’erano nemmeno i servizi igienici. Numerose sono le norme degli statuti che tentavano di porre rimedio a una situazione di diffusa sporcizia nelle vie delle città e di scarso rispetto per l’ambiente: per esempio era vietato ai macellai scuoiare animali sulle vie cittadine ecc…

L’eccessivo popolamento e la scarsa igiene, favorirono il diffondersi delle malattie. Infatti si formarono frequenti epidemie di malattie infettive, quali il tifo, la malaria, diffusa dalle punture di insetti in aree paludose, e la tubercolosi. Esse si sommavano ad altre malattie infettive endemiche come la lebbra. Le conoscenze mediche del tempo, non erano in grado di individuare la modalità di diffusione di queste malattie che erano interpretate come una punizione divina. Le carestie dei primi decenni del XIV indebolirono ulteriormente i ceti meno ricchi, mostrando l’inadeguatezza dell’organizzazione annonaria. L’impatto delle carestie fu aggravato dallo scoppio di nuovi conflitti militari, regionali e sovra regionali, dovuti per lo più alla volontà di signori locali. Fu in questo scenario che si diffuse una nuova terribile pandemia.

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