La dissoluzione dell'impero carolingio

Dopo la morte di Carlo Magno, nell'814, emerse con chiarezza la debolezza intrinseca al Sacro romano impero dovuta alla sua enorme estensione territoriale e alle continue pressioni ai confini esercitate da nuovi popoli e dalle crescenti pretese dei vassalli di poter trasmettere i propri feudi in eredità. Questo processo andava a costituire nuclei di potere che tendevano a sfuggire al controllo del re, indebolendone autorità e prestigio. Né possono dimenticarsi, diciamo, l'assottigliamento delle proprietà fondiarie regie e la mancanza di un'efficiente burocrazia centrale. Ludovico il Pio, figlio di Carlo, divenuto imperatore cercò di porre rimedio a questa situazione critica regolamentando la successione al trono, al fine di conservare l'unità dell'impero; divise pertanto il regno fra i tre figli (Lottario, Pipino e Ludovico Il) ma la nascita tardiva (avvenuto propriamente nell'823) di un quarto figlio scompigliò i suoi piani, suscitando una forte rivalità tra i fratelli; inoltre la prematura morte di Pipino facilitò però la successione: tre anni dopo la morte di Ludovico (nel' 840) si giunse alla pace di Verdun (843), che portò alla definitiva spartizione dell'impero: a Lotario, che era il primogenito, fu assegnato il titolo imperiale e la parte centrale del territorio (che andava dal Mare del Nord fino all'Italia e comprendeva Lorena, Borgognae Provenza), a Ludovico II la parte orientale (futuro Regno di Germania) da cui il soprannome di "Germanico", e la parte occidentale (futuro Regno di Francia) all'ultimo, Carlo detto "il Calvo". Alla morte di Ludovico II, avvenuta nell'876, Carlo riuscì a conquistare con l'appoggio del papa Giovanni VIII, anche la parte centrale assumendo il titolo di imperatore. L'anno seguente ricevette tra l'altro a Pavia, sempre dal papa, la corona d'Italia.

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