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La crisi del Trecento


All’inizio del 1300 ci fu una profonda crisi e la crescita demografica ed economica dell’Europa si fermò. Le cause della crisi erano varie: l’agricoltura medievale era insufficiente per sfamare la popolazione in crescita, i cambiamenti climatici e fortissime piogge che distrussero i raccolti, il clima più freddo, il rialzo dei prezzi, la carestia del 1315-1317 e le epidemie che causarono la morte di tantissime persone.
La più grave fu l’epidemia di peste nera (peste bubbonica) che si diffuse tra il 1348 e 1351 in tutta Europa, importata dall’Asia attraverso le rotte commerciali. La peste era provocata da un batterio trasmesso dai ratti; nell’uomo la malattia provocava dei “bubboni” (ghiandole infette), febbre altissima e ingrossamento del corpo. La medicina medievale non sapeva affrontare la malattia e l’unico rimedio fu l’isolamento dei malati in lazzaretti e in quarantena. Gli uomini pensarono di essere vittime di un castigo divino e cercano quindi capri espiatori colpevoli del contagio: vengono perseguitati e bruciati vivi eretici, mendicanti, vagabondi, disabili e soprattutto ebrei. Giovanni Boccaccio nella sua opera “Decameron” descrive proprio questo periodo dell’epidemia, raccontando di come alcuni giovani si spostano da Firenze per andare a isolarsi in campagna.
Gli effetti della peste furono: aumento del senso di precarietà della vita, forte paura della morte, crollo demografico per via dei decessi, spostamenti dalla città alla campagna e quindi calo della manodopera e della produzione agricola.
Per tutto il 1300 si susseguirono guerre e rivolte popolari: c’era meno manodopera e il lavoro era quindi più pesante, allora i contadini chiedevano più diritti e maggiore retribuzione, e anche i lavoratori salariati nelle città volevano migliori condizioni di vita (in questo periodo, nel 1378 si ha il famoso Tumulto dei Ciompi a Firenze, una protesta dei lavoratori della lana).
Come conseguenza della crisi, i sopravvissuti hanno dei benefici: la ricchezza viene ridistribuita, c’è un migliore equilibrio tra risorse e popolazione, i proprietari terrieri concedono diritti ai contadini e nuovi contratti, per esempio la mezzadria = i contadini lavorano i campi del padrone, ricevendo in cambio vitto e alloggio; i ricavi del raccolto vengono divisi a metà.
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