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Il 1300 fu un secolo di crisi complessiva della società europea che seminò fame, morte e sofferenza e causò gravi tensioni sociali; essa portò però anche a cambiamenti nell’organizzazione economica-sociale.
Dopo la grande crescita demografica fatta registrare tra il Mille e il XIII secolo, con il 1300 la tendenza si invertì e si ebbe un vero e proprio crollo demografico questo perché via via che la popolazione aumentava, nelle campagne si creava una situazione di sovrappopolazione e l’insufficiente produzione rispetto al consumo determinò un aumento dei prezzi. Ad aggravare la situazione fu un brusco peggioramento climatico che non permetteva la coltivazione dei campi. Questa crisi travolse anche il settore dell'artigianato, soprattutto nel campo tessile perché mancava la lana da lavorare. La diminuzione demografica portò ad una crisi anche nel campo dell'edilizia, che riceveva meno richiesta e che doveva affrontare costi sempre più alti per la mano d'opera. Il mancato pagamento dei prestiti elargiti al re d'Inghilterra e al re di Napoli per finanziare guerre divenute sempre più costose, provocò il fallimento di grandi banche e il loro crollo travolse anche tutti coloro che avevano in esse i loro depositi.

Verso la metà del XIV secolo si diffuse una forte epidemia di peste che non fu provocata dalla crisi economica, ma dall’affollamento dei centri urbani in cui vi erano disastrose condizioni igienico-sanitarie ma anche dal fatto che, durante il periodo di grande espansione dell’economia, le stesse vie di comunicazioni per cui viaggiavano merci e corrieri si rivelarono un ottimo veicolo per la trasmissione della malattia. Le comunità ebraiche di molte città divennero il capro espiratorio contro il quale si sfogò la disperazione collettiva, infatti essi vennero perseguitati ed uccisi.
Le tensioni sociali provocate dagli innumerevoli problemi, scatenarono in Europa ricorrenti sollevamenti popolari, il primo importante episodio di questi fu dovuto, indirettamente, alla sconfitta a Poitiers. Per ottenere la somma di denaro necessaria a pagare il riscatto per il re, il figlio Carlo aveva dovuto convocare gli stati generali. L’assemblea, guidata da Etienne Marcel, colse l’occasione per mette sotto accusa l’intera classe dirigente. Nel 1357 Etienne Marcel ottenne da Carlo l’accettazione della grande ordinanza (un documento che consegnava agli stati generali il controllo delle finanze pubbliche e dell’esercito). Tra il 1357-58 l’azione di Marcel assunse sempre più un carattere rivoluzionari o, fino al punto che, il principe Carlo, dopo un irruzione nel palazzo reale da parte di alcuni artigiani, dovette allontanarsi da Parigi e dichiarare illegale l’assemblea dominata dai borghesi. La prigionia del re e la maggiore pressione fiscale non ebbero altro risultato se non l’aumentare la rabbia dei contadini. Tutto sfociò nel 1358 quando scoppiò una grossa rivolta a nord e sud di Parigi, in un momento sembrò che i moti parigini e delle campagne si unissero, ma la rivolta contadina, denominata Jacquerie, durò poco. L’esercito contadino, per quanto numeroso, fu velocemente sbaragliato da quello reale, che poi si vendicò con sanguinose rappresaglie. Subito dopo ebbe inizio un assedio alla capitale. Martel venne ucciso e venne soppressa l’opposizione della borghesia.
Anche in Inghilterra ci fu una rivolta antinobiliare da parte di contadini agiati che chiedevano la diminuzione delle tasse, i lavoratori a giornata che chiedevano un aumento dei salari e la distribuzione delle terre della chiesa. La rivolta dei "lollardi" (seminatori di zizzania) fu duramente repressa, ma riuscì a bloccare il tentativo di aumento degli affitti delle terre. Le più importante sommosse italiane furono quelle dei Ciompi (lavoratori della lana), esplosero a Firenze. Si definivano popolo minuto, in opposizione al popolo grasso dei ceti alti. Rivendicavano il diritto di avere una corporazione che tutelasse i loro interessi. Il tumulto portò al successo, furono create le arti dei ciompi, dei tintori e dei farsettari che ottennero una rappresentanza nel priorato. Il popolo grasso si unì per mettere fine alla rivolta, sciolsero la corporazione dei ciompi, alcuni furono imprigionati e gli esponenti furono condannati a morte.
Tra le conseguenze che portarono successivamente profondi mutamenti sociali ed economici vi fu lo sviluppo della proprietà in quanto dopo lo spopolamento le terre abbandonate vennero acquistate da chi possedeva grossi capitali .Si modificò così la struttura sociale.
Anche l’ agricoltura si modernizzò: nacque la coltura di sussistenza e si poterono coltivare i terreni senza rapporti feudali.
Inoltre, in seguito alla diminuzione della popolazione, l’attività agricola poté concentrarsi sui campi più fertili, ciò indusse un netto miglioramento delle rese agricole e quindi a una più abbondante alimentazione che rafforzò la struttura fisica della popolazione.

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