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La corona ferrea


Secondo la tradizione, nell’anno 321, Elena, madre di Costantino, primo imperatore cristiano, si sarebbe recata a Gerusalemme, alla ricerca degli strumenti che erano serviti per crocifiggere Gesù. A seguito di numerosi scavi effettuati sul Monte Calvario, essa rinvenne il legno della croce ed i chiodi. Con uno di questi chiodi, essa fece un sottile diadema che offrì al figlio.
Infatti, in alcune monete, l’imperatore Costantino è raffigurato con un sottile cerchio di metallo che gli cinge la testa.
Alla morte dell’imperatore, questa reliquia fu conservata nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli ed è con tutta probabilità che qui, intorno all’anello di ferro, furono applicate le sei placche d’oro, tutte finemente cisellate. Nel VI secolo, l’imperatore bizantino, Tiberio Augusto, consegnò la corona al legato pontificio, affinché ne facesse dono al papa. Più tardi, questo legato pontificio divenne papa col nome di Gregorio I ed è lui che convertì i Longobardi al Cristianesimo. Nel frattempo la regina Longobarda, Teodolinda, fece costruire accanto al proprio palazzo una basilica, che poi è divenuta l’attuale Domo di Monza ed il papa Gregorio Magno, per esprimere la propria soddisfazione, le inviò la reliquia.
Da allora in poi, molti sovrani d’Italia, e non solo, furono incoronati con la corona ferrea e primo fra tutti Agilulfo, marito di Teodolinda. La prima incoronazione certa, riguarda Berengario I, a Milano, nell’anno 888, il quale pur conservando il titolo di re d’Italia, diventò anche imperatore di Germania. A causa di questo precedente, da allora in poi, anche molti imperatori tedeschi furono incoronati o a Monza, o a Milano o a Pavia, con la corona ferrea.
Nel 1273, per necessità economiche, i Torriani, signori di Milano, decisero di impegnare la celebre reliquia che fu riscattata circa 40 anni dopo da Ottone Visconte.
Durante il periodo della cattività avignonese, la corona ferrea fu trasferita nel palazzo papale di Avignone, al fine di metterla al sicuro dalle lotte delle fazioni romane.
In seguito con essa furono incoronati anche Massimiliano d’Austria e Carlo V, dopodiché, nessuno ambì più a cingerla, visto che l’Italia era ormai passata sotto dominazione spagnola. Nel 1805, essa fu cinta da Napoleone, dichiarando la famosa frase “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca”. A seguito del Congresso di Vienna, l’Italia passò sotto il dominio austriaco e nel 1838, nel duomo di Milano, con la stessa corona, fu incoronato sovrano d’Italia l’imperatore d’Austria Ferdinando I.
Dopo varie vicende, durante il periodo del Risorgimento, la corona fu riconsegnata alla Basilica di S. Giovanni di Monza e fu deposta sul sarcofago di due re italiani:Vittorio Emanuele II e Umberto I.
Essa è formata da sei pezzi congiunti fra di loro da sottili cerniere. Togliendo lo spillone che tiene ogni cerniera, la corona si apre, come se si trattasse un bracciale e se togliamo i sei spilloni, essa si scompone in sei parti. Probabilmente, ogni parte, all’origine, era una spilla usata dai Bizantini per fermare il mantello sulla spalla destra, come si nota nei mosaici di San Vitale. Tutti sei pezzi hanno le stesse decorazioni: 22 gemme naturali fra cui un diamante, 8 rubini, ametiste e granati, 26 roselline cisellate d’oro, 24 fiori eseguiti a mosaico con smalti di vari colori. Il cerchio di ferro all’interno, ricavato da un chiodo della Crocifissione, ha un’altezza di 1 centimetro e uno spessore di 1 millimetro e vi si trovano undici forellini equidistanti. Si dice che, nel tempo, il ferro non abbia mai presentato traccia di ruggine.
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