pexolo di pexolo
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La conversione dei Barbari

Mediante una deliberata strategia, l’attività missionaria nei confronti delle popolazioni barbariche partiva dal potere regio: se il re si fosse convertito sarebbe venuta meno, al resto della popolazione, la figura principale del culto tradizionale. Inoltre, il momento di instabilità e di insicurezza sociale che stavano passando molti popoli barbari favorì la loro sensibilizzazione al messaggio cristiano. Anzi, le aristocrazie ne approfittarono per intraprendere carriere ecclesiastiche, aumentando in questo modo la sacralità della propria posizione sociale. Ciò comportò ovviamente l’introduzione di valori tradizionali germanici quali la violenza e la forza nel cristianesimo; essi rafforzarono il lato eroico delle figure dei martiri e portarono, nella terminologia, espressioni come “soldato di Dio”. In queste popolazioni, per una maggiore semplicità dottrinale, prevalse la forma ariana del cristianesimo, cioè quella per cui gerarchicamente il Figlio è sottoposto al Padre.

Questioni dottrinali

Essendosi compenetrato ai culti tradizionali, nelle differenti città il culto tendeva a presentare differenti interpretazioni dottrinali, riguardanti soprattutto il problema della Trinità. Il Concilio di Nicea, convocato dall’imperatore Costantino per salvaguardare la vera fede, oltre a condannare l’arianesimo ebbe anche l’effetto di rivestire l’imperatore romano di un primato religioso («ortodossia politica»). Ma l’affermazione delle sedi episcopali di Costantinopoli e Roma e della loro interpretazione dottrinale dovette scontrarsi con l’affermazione, poi condannata dall’imperatore Giustino, del nestorianesimo (che valorizzava l’umanità della persona di Cristo) ad Antiochia e del monofisismo (esaltava l’elemento divino presente in Cristo) ad Alessandria.
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