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Clotilde di Burgundia

Clotilde di Burgundia era una principessa burgunda, appartenente ad una prestigiosa linea reale dalle lontani origini estoni e norvegesi. Di religione cattolica come sua madre, il suo ruolo fu preponderante nella conversione del marito, il re dei Franchi, Clodoveo. Essa crebbe alla corte dei Burgundi fra la fede cristiana della madre, in mezzo ad un popolo pagano che obbediva a tutt’altra concezione religiosa. Infatti i Burgundi credevano nell’esistenza di dei pagani come tanti altri popoli germanici i quali fissavano in anticipo il destino degli uomini e fra questi, primo fra tutti, veneravano il dio Wotan, chiamato anche Odino, dio della guerra. A causa del sistema della tanistry, la sua famiglia fu massacrata. La tanistry, molto in uso fra i popoli celtici, regolava la successione al trono: in caso di morte del re, succedevano sul trono i figli in ordine di età, dal primogenito all’ultimogenito. Alla morte dell’ultimogenito gli succedevano i figli e non i figli degli altri fratelli. Gondebaud, zio di Clotilde, figlio primogenito di Gondioc e quindi fratello del padre di Clotilde, Chilpéric, non accettò di lasciare governare al suo posto i fratelli cadetti e di vedere esclusi dal trono i propri figli, come invece era previsto dalla regola della trinesty. Per questo motivo, egli dette ordine di sgozzare il fratello Chilperic e di far annegare la madre di Clotilde. Invece, preferì tenere in vita le due nipoti, Clotilde e Croma, figli di Chilperic, pensando che avrebbero potuto costituire una moneta di scambio. Se Croma, la primogenita, preferì rinchiudersi in un monastero e prendere i voti, il destinò riservò a Clotilde una sorte molto diversa. Nel 492, Clodoveo, il re dei Franchi, appartenente alla dinastia dei Merovingi, dopo la battaglia di Soissons aveva esteso i propri domini fino alla Senna e per poter lottare contro i Visigoti, pensa di stringere un’alleanza con i Burgundi, comandati da Gondebaud, siglata con il matrimonio di Clodoveo con Clotilde. Come numerose donne dell’epoca, la giovane principessa servì dunque come pegno di pace. Con questa unione, date le sue origini nobili, Clotilde diventa la sposa di primo rango di Clodoveo. Veramente, il re aveva già avuto un’altra moglie (originaria della Turingia) e da cui aveva avuto tre figli. Pur essendo morta prima del matrimonio con Clotilde, Clodoveo si era comunque mantenuto il diritto alla poligamia. Fin dall’inizio del matrimonio, Clotilde dimostrò di essere autoritaria e di voler convertire il marito al cattolicesimo, anche perché le sue alte origini nobili le conferivano una certa autorità ed un potere matriarcale molto accentuato. Infatti il primo atto che compì fu quello di far accettare a Clodoveo un matrimonio monogamo e di rinunciare a tutte le sue concubine. Quando nacque il primo figlio, essa impose al marito di far battezzare il bambino, ma purtroppo esso morì quasi subito dopo la nascita e Clodoveo non volle più sentire parlare di religione cattolica. Ma Clotilde non si dette per vinta. Infatti essa mise al mondo un secondi figlio, Clodomiro, che si affrettò a far battezzare contro il parere contrario del marito. Ancora una volta, sembrò che la sorte si accanisse perché il bambino si ammalò gravemente. Fortunatamente esso guarì e Clotilde seppe mettere in conto le cause della guarigione nelle numerose sue preghiere. Successivamente, nacquero altri tre figli che la regine volle allevare personalmente senza l’aiuto di nutrici. Nel 496, Clotilde raggiunge il suo fine: nella battaglia di Tolbiac contro gli Alemanni, vista la disfatta in corso del suo esercito, Clodoveo promise solennemente, in piena battaglia, che si sarebbe convertito in caso di vittoria. L’esercito franco riportò la vittoria e Clodoveo iniziò così la sua formazione religiosa con il vescovo di Reims. Il battesimo ebbe luogo la notte di Natale del 499 e con il re anche la sua guardia personale composta da 3.000 uomini ricevette il sacramento. Tale conversione non ebbe solo un valore religioso ma anche politico perché trascinò in seno alla religione cattolica tutta la popolazione gallo-romana. Quando, nel 511, Clodoveo muore, Clotilde, pur accettando la divisione del regno fra tutti i figli, cercò di mantenere la pace fra gli eredi e di conservare la memoria del marito (infatti non si risposò più). Essa conservò, tuttavia, un forte desiderio di vendicare la triste sorte dei suoi genitori di cui erano stati responsabili i re burgundi. Ricorse così alla faida, chiedendo ai propri figli di intervenire: il figlio Clodomiro assassinò con le sue mani il re di Burgundia, Sigismondo ed il suo fratello Clotario ne sposò la vedova. Alla fine della vita, Clotilde si ritirò nel monastero di Saint-Martin-de-Tours, dove morì nel 548, cioè più di tren’anni dopo la scomparsa del marito. Fu canonizzata qualche anno più tardi acausa di alcuni miracoli che gli furono attribuiti.
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