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Migrazioni o Invasioni?

Nella tradizione storica italiana il conflitto tra romani e germani è stato visto a lungo come una contrapposizione tra un mondo civilizzato, quello dei romani, considerati antenati del nostro popolo, e un mondo “altro”, quello dei barbari, responsabili con la loro violenza della fine di una delle civiltà che hanno segnato la storia.
Il barbaro veniva visto, sia da romani che greci, come oscuro e misterioso, al di fuori della cultura e della società. I germani venivano dunque temuti e considerati destabilizzanti per l’impero: così, per molto tempo, la crisi del mondo romano in Occidente è stata fatta risalire unicamente all’aggressione delle popolazioni germaniche: si è parlato quindi di invasioni barbariche per descrivere il vasto movimento di popoli che mise fine all’unità territoriale dell’Occidente romano.

Certamente, la pressione delle popolazioni germaniche fu un elemento fondamentale nell’acutizzarsi della crisi dell’Impero d’Occidente, ma bisogna tenere conto del fatto che nei territori occidentali l’impero era già molto indebolito da fattori interni di tipo economico, demografico e sociale. Inoltre, l’idea delle invasioni barbariche viste come evento traumatico che sconvolse il vivere civile dei romani, nata nell’Occidente del 5 secolo, ci è stata tramandata da fonti scritte da letterati romani, che sono di parte: questi autori, abituati a considerare civile solo chi faceva parte del mondo greco-romano, vedevano i barbari come portatori di inciviltà, piuttosto che di un’altra cultura. Inoltre, nonostante i romani faticassero a riconoscere nei barbari degli elementi di vicinanza umana attraverso i quali stabilire un rapporto, una volta insediati nei territori imperiali e superata una prima fase di violenze e distruzioni, quello tra romani e barbari fu soprattutto un incontro fra tradizioni diverse. E fu proprio questo incontro a permettere lo sviluppo di quegli elementi sociali, politici e culturali che caratterizzarono il mondo medievale a partire dal VII secolo.
Oggi la maggior parte degli storici ha quindi abbandonato l’idea di un sovvertimento traumatico della civiltà romana da parte dei barbari, preferendo analizzare il complesso dei rapporti tra i due popoli: da questo punto di vista le invasioni appaiono come il punto culminante di un lungo processo storico, caratterizzato da varie forme di migrazione, come l’ infiltrazione di piccoli gruppi, gli spostamenti di massa e i rapporti commerciali.
Bisogna quindi evitare di assumere una prospettiva romanocentrica della storia, la quale non ci consentirebbe non solo do cogliere le ragioni che spingevano i barbari a migrare, ma anche di vedere in queste migrazioni un evento certamente destabilizzante, ma anche portatore di novità e trasformazioni. Per questi motivi la storiografia preferisce parlare di migrazioni di popoli più che di invasioni barbariche.

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