Vita nell'impero da Nerone a Marco Aurelio

Il periodo che va da Nerone a Marco Aurelio è segnalo da molti fenomeni importanti, dal punto di vista sociale, economico e culturale.
La politica di ordine dei Flavi, l'espansione dovuta a Traiano, l’attento controllo esercitato da Adriano, permisero lo sviluppo del sistema di comunicazioni, la creazione di acquedotti, ponti, nuove città.
Le province ricevettero da ciò nuovo impulso al loro sviluppo. La Gallia e la regione del Reno, ad esempio, divennero le maggiori zone di produzione del vetro, della ceramica, di manufatti in metallo.
Le leggi di Traiano, Adriano, Antonino Pio, permisero una certa ripresa anche in Italia, dove ricomparvero i lavoratori liberi, sia nelle città che nelle campagne. Nelle campagne si sviluppò la colonia, cioè l’uso di concedere, da parte dei padroni, molte terre in fitto a dei coloni, i quali pagavano al padrone l’affitto della terra in natura, cioè con una parte del raccolto, mantenendo per sé il rimanente. Questi coloni teoricamente avrebbero potuto lasciare la terra allo scadere del contratto di fitto, ma, siccome attrezzi, case, bestiame, erano di proprietà dei padroni, erano costretti a restare vincolati alla terra che lavoravano, tanto è vero che se un proprietario vendeva un fondo, lo vendeva completo di animali, attrezzi, costruzioni e coloni. Ciò anticipa, in sostanza, un fenomeno dell’età medievale, quello della cosiddetta «servitù della gleba».
I lavoratori liberi delle città si raggrupparono invece in corporazioni, associazioni di lavoratori di un determinato mestiere sorte allo scopo di aiutarsi a vicenda, di tutelare gli interessi della categoria, di organizzare feste, o altro.
Anche la cultura ebbe una certa ripresa: il miglioramento delle vie di comunicazioni determinò il diffondersi degli scambi culturali fra le varie regioni dell’impero.
Grande popolarità ebbero, ad esempio, le opere del geografo egiziano Tolomeo, il che portò alla diffusione di una teoria errata sul sistema solare (quella geocentrica) durata per secoli, sinché non venne confutata da Copernico.
A Roma venne dalla Spagna il poeta Marziale, autore di «epigrammi» in cui si deride la società del tempo; altro scrittore di epigrammi fu Giovenale.
Molto successo ebbe il romanzo «L’asino d’oro» dello scrittore africano Lucio Apuleio.
Naturalmente il disordine succeduto dall’epoca di Marco Aurelio in poi annullò tutto quanto si era ottenuto e precipitò l’impero nella confusione e nella disgregazione più pericolose.

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